“Non è necessario raggiungere i deliri di 1984 [N.R. di Orwell] per riconoscersi come esseri che hanno bisogno di un nemico”, scrive Eco nel primo capitolo di questa ultima raccolta di interventi e impegnate variazioni: “Costruire il nemico e altri scritti occasionali”.

Eco aveva già affrontato l’argomento, dedicando alla costruzione dei Protocolli di Sion e al pregiudizio verso gli ebrei il suo ultimo romanzo: Il cimitero di Praga (http://www.corrieresalentino.it/cultura/25024-umberto-eco–il-cimitero-di-praga-la-recensione.html).
A dieci anni esatti dall’attentato al World Trade Center, il titolo singolare e ben congegnato “Costruire il nemico” suona almeno attuale.
E non può fare altro che accendere interesse questo volume, spingendo il lettore a porsi la domanda: “Esiste popolo privo di nemici?”.
“Di nemici bisogna sempre inventarne” scrive Eco “e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza, affinché i popoli siano tenuti a freno”.
E’ lo straniero il nemico, capro espiatorio ideale per una società che, travolta da un processo di trasformazione etnica non riesce più a riconoscersi?
Oppure è l’ebreo, presunta incarnazione dell’Anticristo? O ancora il “negro”? E’ forse il musulmano? Chi è il nemico, in definitiva?
Da Cicerone a Tacito, passando per Plinio fino a Ian Fleming, Eco esamina brevemente alcuni tra i principali luoghi comuni della storia, quelli che hanno poi determinato la “costruzione del nemico”: zingari che emanano fetore nauseabondo, Tedeschi famosi per la quantità di materia fecale prodotta, giudei dal naso adunco, arpie ree d’oscuri sortilegi, austriaci fetidi, greci truffaldini e infine negri crudeli, vendicativi, sporchi e impudenti (ampiamente denigrati nell’Encyclopedia Britannica del 1798).
Il sottotitolo di questa raccolta, “scritti occasionali”, suggerisce al lettore l’occasionalità e la varietà degli elaborati che compongono il volume (tutti gli scritti qui contenuti risalgono agli ultimi dieci anni del nuovo millennio).
Uno scritto occasionale è esercizio di retorico barocco e tocca tempi apparentemente scollegati fra loro, mirando a intrattenere e divertire il fruitore dell’opera (e lo stesso relatore, diciamolo).
La recente polemica sul relativismo è ottimo pretesto dunque per introdurre il breve saggio su “Assoluto e Relativo”, letto nell’ambito delle serate del festival La Milanesina.
“La fiamma è bella” è dedicato interamente a uno dei quattro elementi: il fuoco, simbolo polisemico, evocatore di sensi differenti e “archè”.
Il cranio di San Giovanni Battista dodicenne, la lancia di Longino, i chiodi della passione di Cristo, la corona di spine, il latte della Madonna, il sacro velo di Maria, la culla della natività, la colonna della flagellazione, gli anelli di fidanzamento di Giuseppe e Maria, la cintura di San Giuseppe, un capello della Madonna, la lingua di Sant’Antonio, la pelle di San Bartolomeo, uno dei 30 denari per cui Giuda tradì il Cristo, i resti di alcuni innocenti fatti ammazzare da Erode e altre reliquie del mondo medioevale sono protagonisti del saggio intitolato “Andare per tesori”, originariamente apparso in “Milano: meraviglie, miracoli, misteri”.
A Camporesi è dedicato “Delizie fermentate”.
Una lunga serie di citazioni prese dal “De sensu rerum et magia” di Campanella o dal dimenticato “Il mercato delle meraviglie di natura” di Nicolò Serpetro aiutano ad avere un’idea sommaria del perché sarebbe meglio evitare il formaggio. Umberto Eco aveva già dedicato un bel capitolo del suo “Sulla Letteratura (2002, Bompiani)” a Pietro Camporesi, autore tra i più raffinati e inquietanti del panorama internazionale, purtroppo misconosciuto alle masse.
In “Gli Embrioni fuori dal Paradiso” Eco racconta il pensiero di San Tommaso sui problemi dell’aborto. Il dibattito è antichissimo e nasce con Origene, il quale riteneva che Dio avesse creato fin dalle origini le anime umane.
Tommaso ha una visione molto biologica della formazione dell’embrione, ovvero: Dio introduce l’anima solo quando il feto acquista, gradatamente, prima anima vegetativa e poi anima sensitiva. Solo a quel punto, in un corpo già formato, viene creata l’anima razionale (Summa Th.,I,90).
“Il Gruppo 63, quarant’anni dopo” contiene lucidi ricordi di un’epoca straordinaria per la cultura e la letteratura italiana. Fu vera gloria? Si domanda Eco.
La poetica dell’eccesso di quello che è unanimemente considerato il più grande poeta francese, Victor Hugo, è ampiamente dibattuta in: “Hugo, Helas! La poetica dell’eccesso”.
“Veline e silenzio” è dedicato alla censura fascista (e non come qualcuno potrebbe supporre alle ragazze che danzano con il Gabibbo in televisione).
Durante il regime fascista le veline erano fogli di carta velina che l’ufficio del regime fascista inviava ai giornali. Queste veline indicavano ai principali quotidiani gli argomenti sui quali era più o meno sconveniente parlare. Il regime aveva intuito che comportamenti devianti siano il risultato di notizie diffuse dai media. Per esempio le veline intimavano a non “citare i suicidi”.
Il titolo “Astronomia immaginarie” lascia poco spazio a personali interpretazioni, a partire da Anassimene nel VI sec. Eco ricostruisce e riporta le più straordinarie teorie sulla forma della terra… e non solo.
E ancora Edomnd Dantes e il motivo dell’agnizione nel romanzo di appendice, Joyce in epoca fascista, Paesi d’Utopia e Wikileaks.
L’ultimo lavoro di Eco si rivela fucina d’idee e continuazione ideale di “A passo di Gambero (2006, Bompiani)”.
Una lettura avvincente, pregna di spunti, ricchissima.

Titolo: Costruire il nemico e altri scritti occasionali
Autore: Umberto Eco
IBSN: 978-88-452-6585-3
Data di pubblicazione: Maggio 2011
Edizioni: Saggi Bompiani
Pagine: 334
Prezzo: 18,50 €