Marco e Lucia erano una coppia di fidanzati, in procinto di sposarsi.
Avevano fantasticato spesso su quel giorno e si erano documentati per benino su tutto quello che era necessario fare, affinché tutto procedesse nel migliore dei modi e non ci fossero intoppi di alcun tipo.

Avevano anche assistito e partecipato a diversi matrimoni dei loro amici e consultato riviste, visitato fiere dedicate, visto programmi televisivi e girato per negozi.
Certo, avevano anche pensato al budget a disposizione.
Lucia, diceva: “Preferisco investire nella nostra casa piuttosto che in frivolezze. La casa ci rimane, i coriandoli, le colombe, le auto lussuose e tante cose, fuochi d’artificio … no. È un po’ come gettare i soldi messi da parte, ti pare?” – rivolgendosi al futuro marito.
Marco, da parte sua, replicava: “Sono assolutamente d’accordo. Faremo una cerimonia semplice, gioiosa, ma semplice! Meglio pensare ad arredare la casa, che già ci è costata tanto!”.
I due proseguirono, così, nei preparativi, corso prematrimoniale, prenotazioni varie, prove e tutto quello che occorreva, fino a quando arrivò il fatidico giorno: il 24 maggio.
Per volere della sposa, i genitori  e tutti gli invitati, dopo le foto di rito, la consegna del bouquet, la discesa delle scale, la precedettero in chiesa, andando incontro allo sposo.
“Eh, beato te che te la sposi! È proprio un fiore mia nipote” – disse il nonno allo sposo.
“Bah! Bisogna vedere! Dopo i confetti escono i difetti!” – rispose la suocera della ragazza, perché per lei era sempre la persona che le stava togliendo il figlio.
Al che, questi le rispose: “E dai mamma! Pure oggi! Piuttosto, è insolitamente in ritardo. Non è da lei”.
“Forse si sarà fermata un attimo a casa, magari si starà facendo risistemare l’acconciatura” – ribatté la mamma della ragazza – “O forse, è solo un ritardo da tradizione. Vedrai che starà per arrivare!”.
“Ssssi! Ma … come?” – chiese il padre di Lucia.
“In che senso “come”?” – gli domandò la moglie.
“Ecco, mi sorge un dubbio! L’auto che doveva andare a prenderla, sarà arrivata? O forse, avranno avuto un problema per strada, magari è meglio chiamarla”.
Mentre si accingeva a prendere il cellulare e, frattanto, il sacerdote tamburellava col piede per terra sull’altare addobbato a festa dagli stessi sposi, dalla sera precedente, Marco ribatté: “Scusate? Quale auto? Lucia aveva chiesto che le lasciaste la vostra. Avrebbe guidato lei fin qui vicino e poi, uno di voi, sarebbe andato a prenderla, per scortarla con la macchina fin qui”.
“Ops!” – pronunciò la madre, portandosi la mano alla bocca – “Ce lo siamo dimenticato! L’abbiamo lasciata a piedi, capisci?” – gridava disperata la signora mentre scuoteva il marito, rimasto fisso in piedi, come pietrificato.
Poi, ad un tratto, esclamò: “E c’è di più cara!”, mentre il viso della moglie sbarrava gli occhi e si dipingeva di punti interrogativi, presa dal terrore.
“Tu lo sai che non abbiamo mai voluto il telefono fisso, e che io sono sempre stato contrario a questa scelta, giusto?”.
“Si, abbiamo i cellulari, il fisso non serve … o si?” – vagamente intuendo il proseguio.
“Ecco, nostra figlia, cara, non ha il cellulare! Lo ha lasciato a noi mentre si vestiva, ricordi?”.
“Così non possiamo neanche chiamarla? È questo che mi stai dicendo?” – urlando per la strada antistante il sagrato, mentre la suocera gongolava, pensando tra sé: “Che bello, che bello! Non si sposano, si!”. Avrebbe anche fatto un balletto se avesse potuto.
“Ora basta!” – esclamò Marco – “Vado a prenderla e risolviamo la questione. E smettetela con queste storie, per favore! Mamma?”.
“Si caro?”
“Anche tu! Ti ho vista sai?” – perché saltellava dalla gioia, mentre sussurrava: “Si, si”.
“Ma porta male vedere la sposa prima delle nozze!” – gli disse sua suocera, la mamma di Lucia.
“Ma se ci siamo già visti ieri sera per addobbare la chiesa!” – infilandosi in macchina.
“Appunto!” – esclamarono gli invitati.
E il prete: “Ma questo matrimonio lo celebriamo o no?”.
Intanto, a casa, la sposa, resasi conto della situazione, e non potendo contare neanche sui vicini, perché erano tutti ad attenderla in chiesa, si attivò per trovare almeno un passaggio.
Scese per strada e iniziò, per la prima volta in vita sua, a fare l’autostop. Non vi dico e non vi conto quante se ne sentì dire, veramente variopinte!
Finché, il cielo volle, la raccolse a bordo proprio un sacerdote che, però, la poteva accompagnare solo fino alla sua chiesa, di fronte al mare, perché il posto dove doveva andare lei era fin troppo distante. Le assicurò, però, che da lì le avrebbe chiamato un taxi per farla accompagnare e telefonato al prete della chiesa dove la attendevano, per avvisare del ritardo e rassicurare tutti.
La ragazza accettò di buon grado e il prete fu di parola.
I taxi, però, momentaneamente, erano tutti impegnati, così Lucia scese sulla spiaggia ad aspettare e a riflettere un po’. Pensava alla sua vita futura, ai pranzi con la suocera, a lei al mattino con suo marito, e un po’ sorrideva, ricordando anche l’autostop.
“Che tocca fare per sposarsi! È una faticaccia!”.
Mentre diceva così, iniziò ad alzarsi un forte vento. Per mantenersi e sistemarsi il velo, si poggiò all’asta di un ombrellone aperto lì vicino, probabilmente di qualche bagnante occasionale.
Il vento, però, non si fermò e iniziò a soffiare così forte che l’ombrellone si gonfiò e si sollevò in volo, con tanto di sposa al seguito, sposa molto spaventata dapprima, ma poi divertita.
Inutile dire che, con quel tempo, il taxi avvisò che non sarebbe arrivato prima che la tempesta di vento si fosse calmata.
Dall’altra parte, gli invitati si erano rifugiati tutti in chiesa e incominciarono a pregare per gli sposi, perché anche Marco, a quel punto, era in pericolo.
Era arrivato a casa di Lucia, ma, non trovandola, chiese indicazioni in giro, sapendo che la sua futura moglie era un tipo pieno di risorse e che nulla l’avrebbe fermata.
E poi una sposa non passa inosservata!
Un signore, finalmente, gli riferì che Don Daniele, della chiesa vicino al mare del paese vicino, le aveva dato un passaggio e forse, magari, si trovava lì.
Immediatamente, Marco seguì l’indicazione e don Daniele gli confermò tutto, ma, ahimè, doveva anche dirgli che la sua sposa aveva “letteralmente” preso il volo.
Aveva allertato immediatamente i pompieri però, che la stavano seguendo da terra, per curare che non si facesse male e, non appena possibile, l’avrebbero riportata giù.
Intanto la sposa volava sorridendo sospesa nel cielo, divertendosi come non mai.
“È un’esperienza unica al mondo! Non posso credere che sia toccata a me!”.
Inutile dire che Marco si lanciò all’inseguimento dei pompieri, pur sbandando spesso con la macchina, per le forti raffiche di vento. I pompieri si fermarono per aiutarlo e lo fecero salire a bordo, per quanto, secondo lui, con quegli attimi di ritardo, potevano perdere la sua sposa.
Il parroco, che attendeva i due per unirli in matrimonio, intanto, stanco di attendere, ed avendo anche dei funerali nel pomeriggio, riferì di chiamarlo non appena fossero stati pronti.
Fu davvero singolare vedere persone vestite a festa ed altre a lutto insieme, in una chiesa che nessuno volle disadornare per rispetto ai ragazzi, che avevano fatto tanto lavoro, invece di riposarsi, mentre il prete e i parenti dei defunti si arrabbiavano, perché sembrava una caricatura.
Intanto, la sposa volava, volava, volava, e il vento non accennava a diminuire.
A quel punto, debitamente imbragato, Marco si fece issare sulla scala per cercare di tirare giù Lucia, ma, il vento, quasi lo facesse per dispetto, la tirò ancora più su e lui, lì, a cercare, come una banderuola, di mantenere l’equilibrio, mentre da giù continuavano a rincorrere la ragazza.
Ad un certo punto, il mezzo di soccorso si arrestò: pareva che, finalmente, l’ombrellone si fosse fermato.
Si era impigliato sulla punta del campanile di una chiesa: indovinate quale? Quella scelta dagli sposi.
Anche il velo della sposa era fermo lì e la ragazza, subito, ne approfittò per scendere e tuffarsi fra le braccia dello sposo, che l’aveva rincorsa fin lì, entrando in chiesa come un pazzo e correndo su per le scale del campanile, non dando tempo, ai pompieri, di issarlo su con la scala.
Il prete, vedendolo, lo riconobbe, ma, messo al corrente della situazione, non poteva lasciare il funerale e disse di aspettare. Intanto, li aveva raggiunti don Daniele, ansioso di assicurarsi che i due giovani stessero bene. Sentita e vista la situazione, si offrì volontario per unirli in matrimonio, prima che succedesse altro.
Ovvio che, però, gli invitati non potevano salire fin lassù, era troppo stretto.
“Per noi va bene!” – disse Marco, stringendo la sposa e non lasciandola più – “Del resto, volevamo una cerimonia semplice!”.
“Bene. Allora, vi sposo subito”.
“Don Daniele?” – lo chiamò la sposa.
“Si cara? Dimmi!”.
“Non subito … ci sposi “al volo”!” – mentre tutti e tre risero fragorosamente.
Solo una persona si esibiva in un balletto triste, mentre sussurrava: “No, no, perché?” …  la suocera!

Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale

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