Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Il conformismo

Abbiamo visto di recente cosa è la devianza e abbiamo capito quanto sia difficile gestire il comportamento deviante. I membri devianti non sono soltanto criminali o pazzi, contestatori sterili o esibizionisti, possono essere membri attivi, che
hanno idee da proporre e che mirano a profonde modifiche. Ricordate la scimmietta della scorsa settimana?
Molto spesso e per certi aspetti non è facile distinguere. Ma è necessario. Perché all’opposto della devianza c’è un rischio maggiore: il conformismo. Il rischio è maggiore non perché si contravviene alle regole, si commettano misfatti, si sovverta lo stato delle cose; il pericolo del  conformismo non si vede, è subdolo, sotterraneo, strisciante. Il rischio è la perdita di una coscienza critica. Accade quando ci si uniforma, si copia, ci si comporta come tutti senza sapere perché, senza conoscerne le conseguenze.

In un gruppo, piccolo o grande che sia,  quindi anche in un’organizzazione sociale appaiono dei fenomeni che possono essere posti idealmente su un continuo, che scorre da una parte e dall’altra della coesione, che è ciò che caratterizza il gruppo, nel bene e nel male. Senza la coesione il gruppo non esiste. Il fattore principale nei grandi gruppi che stimola e mantiene la coesione è l’accettazione da parte di tutti degli scopi che il gruppo persegue. Che determina la cultura del gruppo. Nei gruppi piccoli la coesione è maggiore perché al primo si affianca un altro fattore che la mantiene, ed è la conoscenza e l’accettazione reciproca dei membri.
Ma cosa c’è  da una parte e dall’altra della coesione? Da una parte la devianza, dall’altra la imitazione. Dunque: devianza – coesione – imitazione. Per devianza qui si intende ciò che permette al gruppo di crescere, la devianza costruttrice, che stimola al nuovo, al cambiamento, e innova la cultura. Ugualmente per  imitazione si intende un aspetto positivo dello stare insieme nel gruppo, in quanto si imita chi si stima e si ammira. Uniformare atteggiamenti e comportamenti sono sintomi della costituzione reale del gruppo. Ma al di là della devianza, come anche della imitazione ecco i rischi. La devianza può portare alla disgregazione, cioè alla fine del gruppo e alla anarchia, e la imitazione al conformismo, cioè alla fine di una coscienza critica, alla fine dell’individuo, se si pensa che rischi gravi sono la pressione che il gruppo esercita sull’individuo, quindi il sorgere di una leadership dittatoriale.
Da una parte e dall’altra i pericoli sono gravi. Poi certamente si tratta della personale visione del mondo e degli uomini che ognuno di noi si forma nella testa se consideriamo la morte dell’individuo più grave di quella del gruppo o viceversa.

Il conformismo si annida ovunque. La moda: intendo il modo di vestire, l’acconciatura dei capelli, il trucco, come lo stile architettonico, quello delle automobili, hanno un significato importante, quello di esprimere un’epoca. Pantaloni a zampa di elefante: anni Settanta; gonna corta a ruota: anni Cinquanta. La moda può essere definita il conformismo che ha un significato  importante, quello di identificare un’epoca. Non è poco.  Per il singolo individuo che si veste come si vestono tutti e solo per questo motivo, il discorso cambia. Siamo nel conformismo. Come pure se si imita senza sapere perché, senza comprendere il significato della imitazione, senza avere un briciolo di voglia di distinguersi. Si è conformisti insomma, e si intende il peggio, quando si imita perché il modello è importante (la cravatta del capo carismatico che appare identica il giorno dopo in molti dei suoi seguaci; una festività – vedi in Italia la festa di Hallowin –  tirata a forza nella propria cultura per seguire i costumi della nazione dominante); quando si imita per imitare, si vuole essere a tutti i costi come i più, come a dire anche io anche io ( vedi i modi di dire, i modi di scrivere, addirittura sbagliati, ripetizione acritica ); quando si accettano i valori dominanti, le regole di vita, i modi di comportarsi senza  meditare con la propria testa, senza preoccuparsi di indagare, senza cercare incoerenze e ipocrisie.
Il conformismo ha origine nel rifiuto del Sé e ne completa la distruzione minando  l’autostima. Chi non si stima sviluppa bisogni di potere e di possesso. Nelle società improntate al conformismo il rischio ultimo è la violenza del Potere.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

10 + sei =