Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Pensiero convergente e pensiero divergente

Una modalità di pensiero si definisce come  convergente quando la soluzione a un problema va in una sola direzione, oppure è una sola. Problema: a cosa serve la penna? Soluzione: a scrivere.
Una modalità di pensiero si definisce  come divergente  quando la soluzione a un problema non è più una sola, possono essere più di una e vanno in tutte le direzioni, cioè divergono. Problema: a cosa può servire la penna? Soluzione: oltre che a scrivere serve per bucare un foglio di carta, per raccogliere i capelli sulla testa avvolgendoli, per fermare  sul tavolo la pagina, come unità di misura, ecc…
Come avviene che scaturiscono tutte queste risposte così diverse l’una dall’altra? Volta per volta prendiamo in considerazione aspetti diversi dell’oggetto penna, isoliamo alcune caratteristiche, cambiamo punto di vista. Se osserviamo la punta della penna, pensiamo alla possibilità di utilizzarla come punteruolo; se pensiamo all’asticella, ci viene in mente che può servire per i capelli; se le attribuiamo un certo peso, la utilizziamo per bloccare la pagina che svolazza; se consideriamo la sua dimensione, la usiamo come unità di misura.

Al pensiero convergente si riconducono diverse capacità, come la capacità di comprendere per esempio la funzione di un oggetto; la capacità  di utilizzare l’oggetto appropriatamente;  la capacità di analizzarlo, per esempio scomporlo e individuare le relazioni tra le varie parti.
L’analisi rappresenta una delle più complesse capacità cognitive di tipo convergente, si esprime con diverse abilità intellettive come: classificare, ossia individuare le relazioni di inclusione/esclusione tra oggetti e gruppi di oggetti; seriare, cioè individuare il modo di “procedere” delle differenze tra oggetti simili; discriminare, che significa individuare le differenze e le uguaglianze tra gli oggetti; dedurre; presupporre, e altre ancora. Insomma tutte quelle operazioni che permettono di scoprire le relazioni tra gli oggetti o tra gli elementi di un oggetto.
Il pensiero convergente è anche il pensiero che valuta: l’individuo è in grado di giudicare un evento o un oggetto facendo riferimento a determinati criteri, interni (valutazione della coerenza delle parti di un oggetto), esterni  ( confronto dell’oggetto con altri oggetti ).

Così pure al pensiero divergente si riconducono particolari capacità.
La fluidità è la capacità di produrre tante soluzioni, senza inibizioni di pensiero, la capacità di lasciare libero il pensiero nel dare soluzioni a un problema.
La flessibilità è la capacità di modificare i propri punti di vista, si è in grado così di considerare differenti aspetti del problema.
La originalità  è la capacità di dare una soluzione originale, unica, di fronte al problema.
La sensibilità ai problemi che è una speciale capacità, quella di individuare il problema, o di creare il problema anche quando ciò che stiamo considerando non sembra essere problematico.
Ancora: la capacità di operare delle sintesi personali; possono essere nuove elaborazioni del problema, o una sua riorganizzazione.

Bene! Ora un problema per voi – una domanda –  e potete tentare di risolverlo rispondendo o col pensiero convergente o con quello divergente. Ecco: Perché la scuola punta a sviluppare le capacità convergenti? E non considera – o minimamente – quelle divergenti?

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