<Ah, se fossi morta allora!>. La commedia all’italiana potrebbe essere tentata di far sua la frase con cui l’ex partigiano Gassman, in C’eravamo tanti amati, rimpiange di non essere morto quando era ancora un idealista, un puro, un eroe senza portafoglio.

Nel corso degli anni settanta il genere portante di quegli anni si avvia al termine . Pochi film ne sono la degna conclusione; altri ne sono il superamento in negativo. Scade insomma la produzione media; e le opere dei maestri per il modo in cui si riallacciano a temi precedenti, ma non appaiono più commedie in senso stretto, risultando sempre più amare e sempre meno divertenti. Si crea dunque una rottura tra la commedia d’autore, e una commedia di serie B o neo plebea, sboccata, scollacciata, infarcita di volgarità o neo- sofisticata, sciocca e quasi patetica nel tentativo di ricalcare la commedia americana degli anni trenta. In pratica la commedia torna a confondersi lentamente con il cinema- comico farsesco e dall’altro con il cinema drammatico.
Ma quali sono le cause del declino? Innanzitutto, come accade per la commedia hollywodiana alla fine degli anni d’oro, proprio l’attenuarsi di una certa censura e autocensura. La censura è una cosa bruttissima ma è anche maestra di stile e aguzza l’ingegno. Non dovendo più ricorrere ad allusione e forma indirette, alcuni autori cadono nel pesante convinti che la libertà sia forse un paio di tette al vento e qualche scoreggia. Così non arriva nel cinema italiano a satira politica: il nudo integrale e le parolacce a ruota libera. Il nudo di per se non è un male, ma spesso diventa gratuito il vero oggetto della narrazione, quasi sempre a scapito dei personaggi femminili. Quanto alla parolaccia anch’essa deve essere un mezzo, non il fine . M a ci sono altre ragioni più profonde che spiegano la fine della commedia: Alla metà degli anni ’70 al società si trova davanti a problemi importanti come la crisi economica, (Ma questa Italia è sempre in crisi?)delusioni politiche e sociali, ma anche terrorismo, incubi nucleari e catastrofi ecologiche. Ed ecco che allora in questa epoca triste restano solo due alternative: la risata epidemica, volgare e disimpegnata o quella malinconica quasi una riflessione su se stessa. C’è da tenere in conto un altro fattore: l’età degli attori e degli autori. Se diamo uno sguardo ai loro dati anagrafici ci accorgiamo che alla fine degli anni settanta, Pietrangeli De Sica e Germi sono morti, Comencini e Monicelli vanno per i settanta e quasi tutti gli altri attori e registi stanno per passare o hanno già passato la soglia dei sessanta, solo Scola ha una decina di anni in meno.
Ma cosa significa questo? Significa che la commedia dell’epoca racconta per lo più storie di vecchi; quando invece i giovani , e alla fine degli anni settanta erano numerosissimi quelli che vedevano film al cinema, volevano vedere sullo schermo storie di coetanei, raccontate da coetanei. Comunque l’aria di vecchio che si respira non riguarda solo gli autori, ma tutta l’intera civiltà.
Tipico di molti film di quest’epoca terminale è accumulare fin dall’inizio fior di problemi e catastrofi, le commedie all’italiana di questi anni iniziano con problemi che gli uomini sono riusciti a combinare in millenni di civiltà, accumulati tutti all’inizio del film, come se senza queste premesse il film non potesse avere inizio. E questo non capita solo in commedie maggiori come “Un Borghese piccolo, piccolo”, ma anche in altri film minori come “Ecco noi per esempio”di Sergio Corrucci 1977.
Entrambi i film iniziano  con un accumulo di mali sociali, manifestazioni studentesche represse duramente dalla polizia, riunioni di femministe, droga party.
In questo cataclisma diventa più frequente la morte in scena, quella del Sorpasso era solo un’intrusione, adesso è una presenza quasi naturale.  Viste queste premesse alla commedia degli anni settanta-ottanta rimangono tre strade 1) l’esasperazione dei temi e dello stile 2) il ritorno allo stile  e alla filosofia del disimpegno 3) il ripensamento della commedia accompagnata da meditazioni generazionali come nei film C’eravamo tanti amati , la Terrazza e la Summa.

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