All’alba del mondo moderno la massiccia campagna diffamatoria rivolta contro megere e incantatrici – l’Inquisizione – non aveva fatto altro che rispolverare una figura nota e presente in numerosi documenti e racconti d’età classica: il X libro dell’Odissea

raccontava della maga figlia di Elio e Perseide, Circe, la quale aveva trasmutato i compagni di Ulisse in maiali.
Apuleio nell’Asino d’oro, romanzo ambientato a Hypata in Tessaglia (famosa terra di maghi e sortilegi) descriveva la metamorfosi di Pànfile in uccello; Petronio nel Satyricon narrava di un bizzarro rito sulla fertilità operato da un’anziana arpia.
Il poeta latino Orazio così descrive nell’VIII libro dei Sermones la maliarda Canidia: “Io stesso vidi Canidia, cinta di una veste nera, nudi i piedi e le chiome sparse […] il pallore le aveva rese entrambe di orribile aspetto”.
Racconti di streghe e fattucchiere, da tempi remoti, popolavano incubi e letterature d’ogni genere.
La Santa Inquisizione cercò un capro espiatorio per porre rimedio a una profonda crisi sociale e morale, dal XV al XVIII secolo si macchiò di terribili delitti, mandando al rogo ignare donne accusate di stregoneria e di essere scese a patto con il demonio.
Già Cardano (De rerum varietate, XV) obiettò l’esistenza delle streghe esaminando il problema da un punto di vista razionale: “Sono donnette di misera condizione, che vivacchiano nelle valli cibandosi di castagne ed erbe […] perciò sono macilente, deformi, di colore terreo, con gli occhi fuori del capo, e dallo sguardo mostrano di avere un temperamento melanconico e biglioso”.
“Streghe, Macàre e guaritori del Salento” è documento unico nel suo genere. Con il termine “macàre” nel Salento s’indicano le streghe nella più larga accezione del significato. Le màcare sono in grado di operare incantesimi e trasformare sè stesse in animale (gatto o uccello).
Si tratta perlopiù di figure relegate ai margini di una società diffidente e superstiziosa, alle quali sono attribuite facoltà paranormali.
L’inchiesta di C. Codacci Pisanelli è frutto di una ricerca condotta nel territorio salentino dal 1989 al 1992. Le indagini sono state compiute in diversi comuni della penisola salentina: Tricase, Tiggiano, Taurisano, Specchia, Ruffano, Scorrano, Soleto, Sternatìa, Copertino e Galatina.
“Streghe, Macàre e guaritori del Salento” (Libellula edizioni, 2009) è un viaggio attraverso testimonianze e racconti che la nebbia della società multimediale e ipertecnologica pare aver rimosso e rese diafane.
Ogni paese ha una storia di streghe e sortilegi da raccontare.
Il materiale raccolto dall’autore è stato suddiviso in tre principali sezioni: la prima parte raccoglie tutte le testimonianze e i racconti sulle macàre.
Fra le testimonianze raccolte vale la pena di citare il racconto dal sapore Boccaccesco di “Balla n’Calieno e zumpa forte”, dove un uomo è costretto da alcune macàre a danzare tutta la notte dopo aver subito un incantesimo.
Nella seconda parte del volume Pisanelli raccoglie testimonianze sulle macarìe (fatture, malocchi e rituali d’amore).
Scrive l’autore: “La tradizione delle pratiche magiche, e in generale il ricorso alla magia è ancora oggi presente nel Salento. In base al materiale raccolto, ho potuto rinvenire un filo conduttore attraverso il quale si può notare, più che una scomparsa del fenomeno, un mutamento, quindi una modernizzazione delle tecniche e delle pratiche a carattere “magico-arcaico”.

Tre elementi fondamentali emergono dalle interviste:

1)    La casualità magica e gli effetti psico-fisici delle macarìe
2)    Il contesto sociale e le motivazioni per cui si è fatto uso delle macarìe
3)    Le tecniche e le pratiche magiche

La gente insomma si affidava alle macàre in epoche in cui il contesto sociale era quasi del tutto sprovvisto di strutture sanitarie adeguate.
La terza e ultima parte del volume è dedicata ai guaritori che operano (e operavano) nel Salento.
Un tempo – non molto lontano, a dire il vero – la figura del taumaturgo era diffusa in ogni centro rurale; i guaritori rappresentavano una vera e propria alternativa alla medicina ufficiale. Basti pensare alle figure de “le conza ossa”, ovvero donne che avevano una naturale predisposizione nel rimettere a posto le ossa o rimediare alle fratture con metodi assolutamente naturali.
Pisanelli incontra alcune di queste figure ponendo domande sui metodi e sulle prassi che sono soliti utilizzare con i loro pazienti. Le interviste sono trascritte e riportate integralmente nel volume.
In appendice troviamo la trascrizione integrale delle interviste, alcune delle quali scritte in salentino.
“Streghe, Macàre e guaritori del Salento” è insomma un prezioso documento, utile a riscoprire un Salento che, purtroppo, le nuove generazioni non potranno conoscere se non attraverso libri come questo.

Titolo: Streghe, Macàre, maghi e guaritori del Salento
Autore: Carlo-Codacci Pisanelli
IBSN: 978-88-95975-32-0
Data di pubblicazione: Febbraio 2009
Edizioni: Libellula edizioni
Pagine: 133
Prezzo: 10,00 €

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

1 × 4 =