Il mio breve viaggio, a ritroso nel tempo di una Lecce ormai sparita, riprende con alcuni personaggi celebri leccesi, che sicuramente avranno strappato un sorriso a quanti  piacevolmente sorpresi a “fotografarli” in qualche angolo della città.

Ascia: un operaio che usava l’ascia.
Bo Bo: soprannome d’un sacerdote che usava l’ascia.
Capitecotula: popolano che camminava sempre con la testa penzolante.
Lu ferma ferma: un bighellone il cui soprannome derivò dalla sua abitudine d’esclamare durante le sue passeggiate con gli amici: “Ferma, ferma!”, non rinunciando all’occasione di raccontare a coloro che incontrava divertenti aneddoti su chiunque.
Lu Maggi te li rasuli: il Maggi dei rasoi, in quanto era barbiere ed arrotino.
Lu sette corne: perché vendeva corbezzoli raccolti nella marina di San Cataldo o anche perché, forse sarebbe stato più volte tradito dalla moglie e dai parenti.
Mario Pieticotti: per i suoi piedi così smisurati che non potendo trovare facilmente scarpe su misura, per camuffarli abilmente, se li dipingeva con vernice nera e lavorava al cimitero come giardiniere.
Menza ricchia: era il gestore di un locale nei paraggi della Chiesa di Santa Maria dell’Idria, ossia “’mmera all’Ithri”.
Mesciu Chiccu nasone: famoso cartapestaio leccese dall’enorme naso.
Mesciu Ninu uì: maestro Nino sì, un artigiano che pur avendo dimorato per poco tempo in Francia, voleva far credere di conoscere perfettamente il francese, intercalando anche a sproposito il termine: “ouì, ouì”.
Nnocca: proprietario di cantina.
Ronzu babbu o te li nieddhi: vissuto negli anni Quaranta, vendeva anelli così belli e lucenti come se fossero d’inestimabile valore.
Sanareca: uomo di spiccata allegria che dormiva con la bara sotto il letto.
Saracinesca: titolare di cantina.
Sciascià: proprietario d’un forno nei dintorni della Chiesa di Santa Chiara.
Tipiti: vecchio manovale.
Don Limone: personaggio che sperperate le sostanze ereditate viveva di squallidi espedienti.
Don Tulettone: nobile decaduto vissuto negli anni Trenta, famoso perché sempre intento a far “toletta”, ostentava un’eleganza apparentemente ineccepibile, pur vestendo abiti di fortuna come ad esempio, una camicia con solo il colletto e pettorale, su cui poteva indossare la giacca.
Don Luigginu te le marionette: fotografo ambulante vissuto sino agli anni Cinquanta; di giorno solitamente sostava nella Villa Comunale, impiegando quasi tutta la mattina per la messa in posa di una fotografia e di sera invece, era un cantastorie, regista e manovratore di marionette sotto le mura del Castello Carlo V.
Don Peppinu la Pinna Po’: nobile decaduto, usava passeggiare in Piazza Sant’Oronzo e sostare in un angolo della piazza, munito di penna e calamaio svolgeva la funzione di scrivano su commissione, meritandosi così la fama di uomo che tutto può con la penna.
Napoleone: un ambulante che raccoglieva ferro vecchio ed altri oggetti di scarso valore; soleva girare sempre con la mano nel panciotto, ammonendo quanti incontrava, perciò i ragazzi lo deridevano chiamandolo appunto “Napoleone”.
Nasi te pippa: famoso brecciaiolo, ma ancora più noto per l’enorme dimensione del suo naso a forma di pipa.
Sparafucili: venditore di ferro vecchio nei pressi della Chiesa delle Scalze
Chicchinella: una barbona deceduta recentemente.
Gioggiolina: vendeva dolciumi tipici, “le fanfullicchie”, nella Villa Comunale.
Pinnessa: vendeva frutta nei pressi della Chiesa del Rosario, bassa, tarchiata e soprattutto estroversa.
Lu Pisieddu: tenutario di una casa di tolleranza alle spalle della Chiesa del Buon Consiglio.

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