Prodomo di quest’opera è un sogno: Jung si trova ai piedi di un luogo pubblico, non è nel suo studio, come ci si aspetterebbe. Non parla ai grandi dottori e psichiatri che costituiscono solitamente il suo pubblico. Ha davanti a sé una moltitudine. Questa moltitudine ascolta con attenzione le sue parole, percepisce e comprende quanto egli afferma.

“L’uomo e i suoi simboli” deve la pubblicazione a una fortuita coincidenza: Wolfang Foges, amministratore delegato presso Aldus Books, nella primavera del 1959 visionò l’intervista che il dottor Carl Gustav Jung aveva rilasciato per una televisione inglese.
Foges ritenne che l’opera di questo scienziato, contrariamente a quella del più celebre padre della psicanalisi Sigmund Freud, fosse impervia, sconosciuta del tutto alle masse. Un testo di carattere divulgativo, scritto in un linguaggio intelligibile, avrebbe favorito la diffusione del pensiero del celebre psichiatra. A questo punto Foges si rivolse a John Freeman, giornalista che aveva intervistato Jung.
L’avversione in un primo momento del dottor Jung nel “popolarizzare” la sua opera rappresentò uno scoglio, superato solo grazie a una serie di condizioni imposte: la prima è che il libro costituisse sforzo collettivo di un gruppo scelto, la seconda che Freeman stesso coordinasse il lavoro, risolvendo da sé problemi tra autori e editori.
“L’uomo e i suoi simboli” fu completato una decina di giorni prima che Jung morisse. Rappresenta la migliore introduzione al pensiero del grande psichiatra.
Composto da una serie di saggi scritti da alcuni dei più stretti collaboratori di C.G.J, il volume affronta il tema dell’inconscio, i miti antichi e l’uomo moderno, il processo di individuazione e il simbolismo nelle arti figurative.
Nel primo capitolo, Jung introduce il lettore al tema dell’inconscio, del simbolo. Al contrario di Freud, egli sostiene che l’inconscio sia mondo tangibile; i simboli rappresentano null’altro che forme di linguaggio dell’inconscio, si manifestano attraverso l’attività onirica.
Jung elenca poi quelle che sono le differenze tra segno e simbolo. Il segno è nella totalità dei casi qualcosa di meno rispetto al concetto da esso rappresentato, simbolo è invece qualcosa che è al di là dell’ovvio e immediato significato, ha come funzione primaria quella di legare: simbolo deriva dal greco (συμβολον) nell’uso corrente lega significante a significato. Razionalizzare e definire il simbolo risulta estremamente complesso. Esso implica qualcosa di vago, etereo, inaccessibile.
La struttura apparentemente disciplinata dei nostri pensieri in stato di veglia risulta invertita nello stato inconscio. Questo aspetto subliminale che all’occhio del profano appare irrilevante, costituisce in realtà la radice invisibile dei pensieri consci ed è ampiamente trattato nel paragrafo dedicato all’Analisi dei sogni.
Seguono una serie di saggi curati da alcuni dei più stretti collaboratori di Jung.
Il breve capitolo curato da Joseph Henderson, intitolato Miti antichi e uomo moderno, smonta l’atteggiamento diffidente e unilaterale che l’uomo moderno assume di fronte ad archetipi, miti e immagini del passato. La scuola di psicologia analitica di Jung elimina l’arbitraria distinzione tra uomo primitivo (il quale considera i simboli elementi naturali e appartenenti alla sfera del quotidiano) e l’uomo moderno.
Simboli restituiti dalle viscere del passato, riportati a galla dagli archeologi, non devono apparire privi di significato e interesse agli occhi dell’uomo di oggi.
Henderson analizza il mito dell’eroe, quello più comune ed universale; esso rappresenta null’altro che la psiche, l’identità capace di fornire la forza di cui l’ego personale è privo.
Marie-Louise von Franz descrive il Processo di individuazione. Nella loro globalità i sogni, trame di complessi fattori psicologici, si presentano secondo precisi e determinati schemi, tali schemi sono definiti da Jung “processi di individuazione”.
Partendo dal presupposto che qualunque oggetto possa assumere significato simbolico Aniela Jaffè, nel capitolo dedicato al “Simbolismo nelle arti figurative” analizza alcuni dei motivi che hanno rivestito per l’uomo carattere sacro o misterioso nel corso dei secoli.
Per illustrare la presenza e la natura del simbolismo nell’arte di diversi periodi, Jaffè sceglie tre motivi ricorrenti: la pietra, l’animale e il cerchio.
Ognuno di questi tre elementi ha “conservato […] un persistente significato psicologico dalle primitive manifestazioni della coscienza umana, fino alle forme più raffinate dell’arte del XX secolo […]”.
Particolare rilevanza assume il simbolo del cerchio: esso esprime il rapporto tra uomo e natura, nel corso dei secoli ha assunto varie forme, manifestandosi nel culto solare, nei mandala tibetani e nei piani regolatori delle città.
Successivamente si passa ad un’analisi delle forme artistiche intese come simbolo e più precisamente di quelle forme d’arte definite “non figurative”.
In che modo è espresso il rapporto fra conscio e inconscio nell’opera degli artisti moderni?
Aniela Jaffè analizza alcune tra le più importanti opere di Kandinskij, Malevic, Duchamp, Chagall, De Chirico.
Pur essendo la sola opera a carattere divulgativo di C.G. Jung, “L’uomo e i suoi simboli” si rivela testo essenziale per conoscere il pensiero del grande psichiatra e meglio comprendere le angosce dell’ uomo moderno.
Questo saggio delinea una parte infinitesimale del vasto contributo che Jung ha dato al campo della ricerca psicologica, ponendo una serie di interrogativi che non chiudono assolutamente le porte alle nuove scoperte e rivelazioni sull’inconscio.

Autore:  Jung Carl G.
Editore:  TEA
Genere:  psicologia
Argomento:  psicoanalisi
Collana:  Saggistica TEA
Traduzione: Tettucci R.
Pagine: 326
ISBN: 885020552X
ISBN-13: 9788850205523
Data pubbl.: 2007

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