Singolare vicenda decisa dal TAR Puglia, Sezione III di Bari (Pres. Morea, Rel. Giansante), lo scorso 7 ottobre 2011.
Il Giudice Amministrativo ha infatti accolto l’istanza cautelare connessa al ricorso principale, proposto da una candidata che non aveva superato le prove

scritte dell’esame per l’abilitazione alla professione forense, a causa dell’asserito mancato ritrovamento del compito di diritto civile nell’apposita busta. In particolare, la Commissione aveva adottato tale gravoso provvedimento, nonostante la candidata avesse preso, nelle due restanti prove, un voto complessivo superiore ai 90 punti (45 al compito di penale e 46 all’atto giudiziario), punteggio che come noto consente l’ammissione alla successiva prova orale.
A seguito dell’istanza di accesso agli atti, da parte della ricorrente, l’elaborato di diritto civile veniva, tuttavia, ritrovato.
La candidata chiedeva, pertanto, alla Commissione la correzione del compito ritrovato e la conseguente  ammissione alla prova orale avendo, come detto, già raggiunto la sufficienza con la valutazione conseguita nei due restanti elaborati.
Al rifiuto opposto dalla Commissione alla suddetta istanza di accesso, seguiva il ricorso della candidata.
Il TAR adito, in accoglimento delle tesi difensive dell’Avv. Alfredo Matranga, ha accolto il ricorso, rilevando come “il ritrovamento dell’elaborato di diritto civile imponeva una valutazione postuma dell’elaborato stesso da parte della Commissione per l’esame di Avvocato, tenuto conto che la ricorrente aveva ottenuto il punteggio di 91 superiore a 90 previsto dalla legge, già dalla sommatoria del punteggio attribuito agli altri due elaborati”.
Pertanto, il Giudice Amministrativo ha ordinato alla Commissione di procedere alla correzione dell’elaborato ritrovato, ammettendo con riserva alla prova orale la ricorrente.

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