La Pelle che abito, presentato in corso all’ultimo Festival di Cannes è uscito nelle sale italiane il 23 Settembre, ed è distribuito da Warner Bros.
Il film, La pelle che abito si può descrivere in solo due parole, tortuoso e artificiale, e che rimanga tra noi, spero che non lo veda qualche scienziato pazzo con progetti che vanno oltre il limite consentito alla scienza.

Il film non ha una forma lineare e logica e solo alla fine se ne capisce il senso.
Il dottor Robert Ledgard (Antonio Banderas), è un brillante chirurgo estetico e uno scienziato  che conduce esperimenti su i tessuti connettivi, la pelle appunto. La sua è diventata un’ ossessione da quando la moglie rimase gravemente ustionata e tra la vita e la morte per molti mesi a causa di un incendio. Elaborato il lutto per la perdita della moglie allo sfortunato chirurgo violentano la figlia sedicenne durante una festa dove erano stati invitati entrambi. In seguito alla violenza subita la ragazza muore suicida.
Ormai solo, Robert Ledgard, chirurgo plastico, diventa esecutore di una vendetta atroce sull’uomo che ha violentato e condotto alla morte l’unico membro rimasto della sua famiglia.
Rapito l’esecutore della violenza inizia gli esperimenti transgenici commutando l’uomo in una donna bellissima, Vera (Elena Anaya) plasmata nel ricordo della moglie.
Il rapporto tra il carnefice e la vittima dell’esperimento diventa talmente intimo che sullo scienziato prevale l’uomo e l’amore mai svanito per la moglie. Un amore torbido e profondo che lo condrrà alla rovina.
Almodovar cambia genere, ma non cambia il suo modo di stupire il pubblico con storie che sanno di sangue, dolore, vendetta, ma soprattutto di amore tanto contorto e malato quanto profondo. L’amore per la moglie morta, che in tutti i modi il chirurgo tenta di far rivivere, oltrepassando l’invalicabile confine tra scienza e follia.
Almodovàr si conferma un grande regista non delude e senza ombra di dubbio stupisce cambiando pelle.