Se non fosse per quella leggera brezza “maestralina” la permanenza sugli spalti si trasformerebbe in atroce tortura, figurarsi in campo dove la temperatura è da uova a occhio di bue. A fine gara, a prevalere, sarà tuttavia il sudore freddo perchè il Lecce colleziona la terza sconfitta consecutiva dando l’impressione del naufragio giacchè la vittoria del Cagliari è netta, non fa una grinza.

Il piglio iniziale dei giallorossi induce a ben sperare; è quello a lungo predicato dal tecnico: pressione, palla rapida, cattiveria sportiva, il tutto a scapito, ovviamente, della precisione; peccano un po’tutti, meno il Cagliari che passa al 10° con Thiago Ribeiro guardato con deferente rispetto nel bel mezzo dell’area di porta; siamo alle solite! Oddo stenta un po’ a trovare la misura, tant’è che il Cagliari, nella sua zona, può andare ripetutamente al cross da uno dei quali nasce il gol del vantaggio.
21° : Piatti ha sul piede la palla favorevole ciccandola in mezza girata (tentata e non riuscita); da li’ parte il contropiede con Oddo superato in rapidità, ma questa volta il danno è arginato o meglio, rinviato. Il tic-toc cui il Lecce si era abbonato nelle precedenti esibizioni è oggi di molto diminuito e tuttavia Agazzi resta a lungo indisturbato o quasi. Avevo detto “danno rinviato”, ed infatti ancora da quel settore, cioè la fascia sinistra degli isolani, parte il cross che Biondini trasforma in 0-2. Tomovic si lascia andare a qualche fallo inutile la cui conseguenza è il cartellino giallo.
Si va al riposo con il Cagliari in vantaggio per 2-0.
Fuori Brivio e Piatti, in campo Corvia e Pasquato, siamo al 4-3-1-2 flessibile, ma il Cagliari, preciso, ordinato, armonioso, continua a giocare a memoria concedendo poco spazio e molti calci di punizione sul limite della propria area; su uno di questi, minuto n°7, Pasquato indirizza al “sette” dove Agazzi rimedia arrivandoci con la manona.
Funziona discretamente il duo Pasquato-Mesbah, quel che continua a latitare è la profondità, mancano le percussioni centrali, il tesoretto del Lecce, se tesoretto si può definire, è costituito prevalentemente da lunghi cross provenienti dalle fasce con destinazione anonima. Bertolacci sostituisce Giacomazzi ed intanto Nainggolan imperversa dalle parti di Oddo costretto al fallo da ammonizione.
A fungere da frangiflutti davanti alla difesa c’è ora il solo Obodo che deve farsi in quattro perchè è proprio sulla trequarti che il Cagliari dialoga con apprezzabile proprietà di linguaggio. Il Lecce tende a sgretolarsi: ora anche le aperture ed i cross sono costantemente tranquilla preda di Agazzi quando non destinati alla mai utilizzata pista di atletica.
Lo zero a due sembra custodito in un forziere chiuso a doppia mandata e d’altro canto, se in novanta minuti l’unico tentativo di buona pericolosità è il calcio di punizione di Pasquato e poco altro, lo zero nel ruolino dell’attacco giallorosso ci sta tutto.
A questo punto gli sbandierati propositi di riscossa non bastano più: questo Lecce necessita di sostanza almeno in un paio di reparti; lascio a voi il compito di individuare quali !