Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, citato come teste nella causa intrapresa da cinque persone affette da tumore che protestano per l’assenza sul territorio provinciale di Lecce, di una Pet-tac, non si e’ presentato oggi nell’udienza dinanzi al giudice di pace del tribunale del capoluogo

salentino Luigi Piro, per ”legittimo impedimento”. Il giudice ha deciso che Vendola dovra’ inderogabilmente presentarsi il prossimo 23 novembre.
I malati – che sono assistiti dall’avv.Massimo Todisco, tra l’altro responsabile dell’ufficio legale dell’associazione Codacons – hanno chiesto un risarcimento danni per alcune migliaia di euro perche’ ritengono di aver subito una violazione al diritto alla salute. Vendola, in particolare, era stato citato come teste nell’ambito del procedimento civile promosso contro la Regione Puglia dai malati di tumore, costretti a pagare somme cospicue (tra i 700 e i 1000 euro) per sostenere l’esame della Pet-Tac presso uno studio privato. Toccherà a Vendola, quindi, spiegare il motivo per cui a Lecce tra i mesi di gennaio e settembre 2011 non era attiva neppure una tac pubblica, nonostante la stessa giunta regionale abbia previsto la presenza di almeno un macchinario pubblico per ogni bacino d’utenza superiore a 750.000 abitanti. Il 2 marzo del 2006 la giunta regionale guidata da Vendola aveva infatti stabilito che in Puglia fossero indispensabili una Pet ogni 750mila abitanti, una necessita’ che pero’ nella provincia di Lecce, dove gli abitanti sono oltre 810mila, non e’ stata tenuta presente. Questa accusa e’ stata respinta dalla Regione Puglia secondo cui il servizio Pet non e’ stato avviato per mancanza di fondi.

In merito alla vicenda è intervenuto il coordinatore dell’Avvocatura regionale prof. Nicola Colaianni che chiarisce: “Il giudice di pace di Lecce nel corso di una causa civile aveva disposto per oggi l’interrogatorio del presidente Vendola teso a sapere solo se fosse vero che in provincia di Lecce nel periodo gennaio-marzo 2011 non c’era una PET nè presso strutture pubbliche nè presso strutture private. Essendo il Presidente impedito da impegni istituzionali e trattandosi, peraltro,  di questioni amministrative, ha delegato, secondo prassi, il dirigente competente. Rossella Caccavo. Questa ha depositato una relazione con cui, confermando la verità delle  circostanze, ha comunque evidenziato che in quel periodo è stata in funzione la Pet ubicata presso il “Perrino” di Brindisi e che il 30 marzo è stata autorizzata a tale servizio una struttura privata di Cavallino, accreditata istituzionalmente il 1° giugno successivo. Nonostante questa esauriente risposta (l’interrogatorio deferito non riguardava le cause del ritardo), il giudice di pace ha insistito per sentire personalmente in una prossima udienza il presidente che null’altro potrà aggiungere alla risposta, anche perchè sarebbe inconferente trattandosi  di una semplice causa di risarcimento danni”.

Sulla questione è intervenuto anche l’assessore alla salute della regione Puglia Tommaso Fiore, che ha commentato: “E’ veramente imbarazzante che un giudice di pace intervenga in modo così determinato in una vicenda che riguarda esclusivamente i rapporti contrattuali tra la Regione Puglia e un imprenditore privato”.

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