Una tra le priorità assolute per sostenere e stimolare l’economia e il lavoro nel nostro Paese – dichiara l’on. Ugo Lisi – consiste nell’assicurare nuove e più incisive forme di tutela del Made in Italy.

Ad oggi, però, questi obiettivi sono difficili da raggiungere per l’emergere di un certo tipo di cultura che ha diffuso l’idea secondo la quale, per la maggior parte dei giovani, sentir parlare di un “mestiere” equivale ad una professionalità poco allettante e di basso livello. I dati parlano chiaro: in Italia vi sono 30.000 posti non coperti nei comparti dell’artigianato, della moda, dell’enogastronomia e del turismo. A supporto di queste indagini interviene un rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica dal quale si evince che, dopo tre anni dal conseguimento del diploma, la percentuale maggiore di ragazzi che trovano lavoro sta tra coloro che hanno frequentato un istituto professionale (75,5%) o tecnico (62,7%), mentre, cala vistosamente dinanzi ai diplomati nei licei (26,8%).
Il numero di chi frequenta gli istituti tecnico-professionali è basso e ciò non aiuta il nascere di una nuova generazione di lavoratori e di specialisti in grado di portare avanti il Made in Italy. Non solo: a completare il quadro della situazione c’è una recente indagine di Confartigianato secondo cui un terzo degli studenti che svolgono l’ultimo anno di scuola secondaria e un quarto dei loro genitori non sono a conoscenza della formazione tecnica e professionale nel quinquennio successivo.
Assieme alla collega Giulia Cosenza ho presentato una Proposta di Legge che interviene sul sistema scolastico e post-scolastico e che consta tre articoli.
Nel primo si prevedono tutta una serie di nuove disposizioni nell’assetto degli istituti tecnico-professionali  che hanno lo scopo di meglio puntualizzare il ruolo e l’importanza di queste scuole nell’ambito della formazione nel settore specifico dei mestieri d’arte e delle attività imprenditoriali impegnati nel Made in Italy. Con il secondo articolo si propone la creazione di istituti finalizzati alla formazione di imprenditori in settori strategici quali, turismo, enogastronomia, moda e artigianato.
L’ultimo suggerisce in via sperimentale per gli anni 2011 e 2012 un credito di imposta a favore di imprese che finanziano progetti di ricerca e apprendistato in collaborazione con queste scuole.
Oggi in Italia c’è il rischio di vedere disperso uno straordinario patrimonio di conoscenze e tradizioni che i maestri artigiani non riescono a trasmettere alle nuove generazioni. Per questo è necessario imprimere un’inversione di tendenza stimolando i giovani a coprire il fabbisogno di lavoro esistente nei settori più strategici.

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