Foto Andrea Stella“Nonostante la diffusa convinzione che la tutela dei minori nei media debba essere privilegiata alle logiche di mercato e che “In tutte le azioni riguardanti i bambini deve costituire oggetto di primaria considerazione il maggior interesse del bambino

e che perciò tutti gli altri interessi devono essere a questo sacrificati”, così come si legge dalla Carta di Treviso firmata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e ribadito dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, purtroppo si assiste quotidianamente ad azioni lesive nei loro confronti, che possono nuocere gravemente al loro sviluppo fisico, psichico e morale.” Lo dichiara l’on. Ugo Lisi.
“La tutela dei minori avviene non solo attraverso la Carta di Treviso firmata dall’Ordine dei Giornalisti, ma occorre non dimenticare che è salvaguardata, in tema di privacy, anche dallo stesso codice per la protezione dei dati personali (D.Lgs. 196 del 2003) e quindi è norma di legge e non solo codice deontologico per i giornalisti iscritti all’albo.
Eppure, nonostante i limiti imposti dalla legge e dalla deontologia, i diritti del minore vengono spesso calpestati. Basti pensare che solo nell’ultimo anno i cittadini italiani hanno seguito con attenzione i casi di cronaca nera che hanno visto scomparire da casa ragazzine minorenni ritrovate, di lì a poco, morte.
Le prime pagine dei giornali hanno raccontato minuziosamente i particolari delle indagini, i talk show hanno intervistato parenti e molti opinionisti, in rete si sono creati gruppi di sostegno e ricerca: i nomi di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio, la piccola ginnasta di Brembate, sono diventati noti a tutti. Queste giovani vittime sono state oggetto di dibattiti televisivi i cui ospiti, a vario titolo, si sono espressi sulla loro personalità, sulle loro famiglie, sulle modalità dell’omicidio e sui traumi subiti pre e post mortem.
Inoltre, sempre più spesso, i palinsesti della prima serata non sono occupati da film, ma da trasmissioni di informazione, di intrattenimento e da reality show a cui si assiste a scene che dovrebbero essere vietate ai minori di 14 anni. Immagini queste, trasmesse nelle ore di maggiore ascolto, che oltrepassano il comune senso del pudore.
Per questi motivi, per una maggiore tutela dei minori, insieme al collega Massimo Polledri, ho presentato una Proposta di Legge in due articoli, dove, il primo reca una reca una modifica al Testo Unico sulla radiotelevisione volta a tutelare i minori, inserendo, insieme al divieto di trasmissione dei film non adatti ai ragazzi, anche gli altri programmi di intrattenimento, di informazione, le fiction e i reality show contenenti scene che offendono il comune pudore.
Con il secondo articolo, invece, si interviene sul comma 6 dell’art. 114 del Codice di Procedura Penale che, potenziato dalla Legge Gasparri 112/2004, non ammette deroghe e vieta la pubblicazione dei nomi e delle immagini dei minori coinvolti in fatti di cronaca e dei particolari in grado di condurre alla loro identificazione. In questo modo l’Ordinamento Giuridico della Repubblica protegge lo sviluppo psichico dei bambini così come ribadito dall’art. 50 del decreto legislativo 196/2003.
È doveroso in un Paese democratico tutelare i minori da utilizzazioni distorte dei media ed è altrettanto opportuno imporre per legge limiti volti a garantire uno sviluppo armonico dei ragazzi che si trovano davanti o dentro la Tv.”  

 

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