Si svolgerà dal 6 all’8 ottobre il Convegno “Mezzogiorno e costruzione dello Stato unitario. I linguaggi risorgimentali per la Nazione”, promosso dall’Università del Salento, dalla Città di Cavallino e dal “Centro Studi Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” e con il coinvolgimento del Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce.

L’appuntamento, che si svolgerà tra Cavallino e Lecce, è pensato come occasione di incontro multi e interdisciplinare ed è perciò articolato per favorire il dialogo tra saperi e competenze diverse lungo un arco temporale che va dal Risorgimento ai primi cinquant’anni della storia unitaria, in un contesto interpretativo di ampio respiro, alla luce del più recente dibattito storiografico e metodologico. L’obiettivo è anche quello di sollecitare interesse e attenzione da parte di un largo pubblico verso gli studi più innovativi sulle problematiche affrontate. Il confronto attraversa le stagioni ritenute fondanti che danno il titolo alle tre sessioni: il “Tempo eroico”. La rete dei saperi e le militanze attive; alla ricerca di una “Unità organica”. Una transizione difficile; dalle “Piccole patrie” alla “Grande patria”. Celebrare per conoscere, conoscere per appartenere. Il discorso nazionale nella fase “eroica” è rivolto a conquistare, motivare, emozionare attraverso più linguaggi e diverse modalità di trasmissione: si combatte con il “fucile, la penna, le idee”. Alcuni contributi della prima sessione si soffermano sulle “figure nascoste” del volontariato nel Mezzogiorno, sul quadro “variegato” delle militanze attive e sulla capacità di attrazione sulle masse da parte di Garibaldi. Con l’Unità si aprono processi complessi e contraddittori, tra costruzione di un nuovo Stato e “crollo” dei presistenti, che significa anche comprensione del ruolo e delle ragioni dei “vinti”. Il “canone risorgimentale” è rimodulato per più larghi settori della società attraverso un progetto di educazione nazionale che si avvale dei canali istituzionali (scuola, esercito, famiglia), degli apporti delle élites colte, di politiche e pratiche che si vogliono efficaci per attivare appartenenza responsabile. Le forme di racconto per un diffuso processo di nazionalizzazione procedono attraverso canali diversi. Non solo scritture e comunicazione orale, ma particolare uso di immagini e suoni: pittura, scultura, fotografia; canto e musica; cifre architettoniche e urbanistiche; indicazione di modelli di stili di vita e proposte di una via nazionale anche nel vestiario. Si esplorano piste inedite in campo editoriale: particolare significato acquista la narrazione a dispense della storia d’Italia, la prima delle quali esce nel 1882. Per i decenni post-unitari emerge un ceto dirigente meridionale, tra generazione risorgimentale e post-risorgimentale, impegnato nel far conoscere le condizioni, le difficoltà, le potenzialità territoriali e nell’indicare soluzioni con una duplice prospettiva: quella di contribuire alla modernizzazione del Paese e, allo stesso tempo, alla creazione di una più larga base di consenso alle istituzioni. In questo contesto particolare rilievo acquista una figura come quella di Sigismondo Castromediano (al quale è intitolato il Centro Studi che promuove il Convegno), protagonista di un percorso di vita che coniuga l’esperienza del patriota con quella della rappresentanza politica nel primo Parlamento e con quella, nei decenni successivi, dell’operatore culturale polivalente nella provincia di provenienza. Del comitato scientifico del Convegno fanno parte i professori Domenico Laforgia, Carmelo Pasimeni, Gaetano Gorgoni, Anna Lucia Denitto, Lucio Galante, Ornella Confessore, Bruno Pellegrino, Maria Marcella Rizzo (coordinatore scientifico) e il maestro Francesco Libetta.