Davanti al giudice, si è avvalsa della facoltà di non rispondere Mariola Michta, 35 polacca, accusata in concorso dell’omicidio di Marcella Rizzello, 30enne di Taurisano, uccisa a coltellate il 3 febbraio del 2010. Una scelta a sorpresa, dopo che gli avvocati della donna avevano presentato diversi certificati medici, che accertavano la sua presenza in ospedale, a Roma, durante le ore in cui venne consumato il delitto.

Tutto ciò, però, sarebbe stato smontato da un testimone, anzi, dall’uomo che l’avrebbe accompagnata nella capitale e che ai giudici avrebbe dichiarato di essere andato con lei in ospedale, ma non il giorno dell’omicidio.
Una versione che, però, contrasta con i dati emersi dal cellulare della polacca, che il 3 febbraio agganciò una cella telefonica romana. Un giallo, questo, che diventa più intenso alla luce della decisione della donna, condannata in abbreviato a 18 anni, di fare scena muta.
Nel frattempo, continua il processo in Appello per Giorgio De Vito, 35enne napoletano, ritenuto l’autore materiale del delitto. La perizia psichiatrica a cui era stato sottoposto ha confermato la sua capacità di intendere e di volere. Nelle ultime ore, però, riemerge un particolare che era stato accantonato. Quello relativo a Stella, il pastore tedesco di Marcella Rizzello, solitamente aggressivo con gli estranei. Quel giorno, come dichiarato dai vicini di casa della salentina, il cane non abbaiò. Le successive analisi accertarono che non era stato narcotizzato. Dunque, il cane conosceva chi è entrato in casa. Un particolare che, nella fase iniziale delle indagini, aveva fatto finire tra i sospettati il marito di Marcella. Una circostanza che ancora non è stata chiarita del tutto e che potrebbe riservare dei colpi di scena.