“Insussistenza del quadro di gravità indiziaria in ordine ai delitti di concorso, in omicidio volontario e sequestro di persona”. Lo scrive la Cassazione con una sentenza di quaranta pagine, depositata ieri, a stretto giro di posta, fa sapere ai giudici di merito che si occupano del delitto di Avetrana

che devono decidere, una volta per tutte, se accusare Sabrina Misseri di aver ucciso la cuginetta Sarah Scazzi – il 26 agosto 2010 – con la complicità del padre Michele, o con quella della madre Cosima Serrano. E soprattutto li avvertono che tenere in piedi due ordinanze di custodia cautelare (quelle del riesame del 20 giugno e del 24 agosto), con due versioni alternative dell’esecuzione dello stesso delitto, crea un problema di “tenuta logica”, e contrasta con uno dei principi cardini del nostro ordinamento processuale. Quello che vieta – ‘ne bis in idem’ – che ci siano due processi per lo stesso reato.

 

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