“L’allarme lanciato dall’Assessore Fiore a conclusione del bel convegno organizzato dall’ARES Puglia nel decennale della istituzione, deve fare riflettere non solo per l’autorevolezza della fonte, ma soprattutto per l’entità della questione richiamata, ovvero la residua possibilità  che siano ancora garantiti i fondamenti universalistici e solidaristici del nostro sistema sanitario e, più in generale, del sistema di welfare. “ lo dichiara il direttore sanitario  dell’ ASL di Lecce Ottavio Narracci.

“Il rischio di un complessivo arretramento dei livelli di protezione e tutela socio-sanitaria, soprattutto a danno delle fasce più deboli e disagiate- continua Narracci- è infatti avvertito particolarmente nella nostra regione poiché essa subisce, oltre alla riduzione dei trasferimenti di risorse centrali destinate al welfare, anche gli effetti del piano di rientro sanitario. Questi ultimi, e soprattutto il divieto di  sostituire il personale andato in pensione, sommandosi ai licenziamenti del personale stabilizzato imposti dalla ormai nota sentenza della Corte Costituzionale, stanno causando una crescente impossibilità del sistema ad operare in condizioni di efficienza di risorse, siano esse umane  o economico-finanziarie (si pensi ad esempio alla difficoltà di assicurare la funzionalità dei servizi di pronto soccorso, di anestesia, di cardiologia, ecc..). Il quadro generale vede quindi intaccarsi la capacità di assicurare sostegno ai portatori di bisogni, fragilità e disabilità, sia per una effettiva diminuzione delle risorse destinate ai sussidi diretti sia per una contrazione della capacità istituzionale di produrre servizi assistenziali.

Di fronte a tale scenario e alle conseguenze che da esso derivano, una delle tentazioni più ricorrenti è quella di prevedere il progressivo inasprimento del regime di compartecipazione alla spesa. Si tratta di una risposta di tipo tecnico e più specificamente finanziario ai problemi: una operazione, oltre che insopportabile data la attuale crisi economica, soprattutto illusoria poiché affida alla mera dimensione della tecnica la speranza di dare soluzione al problema della sostenibilità del nostro welfare. Di fronte al  fallimento generale della tecnica come risposta alle grandi crisi, testimoniato anche dalle più recenti deflagrazioni di interi macro-sistemi economici, sociali ed ambientali, occorre invece una risposta di “sistema” che deve poter radicarsi  in un contesto istituzionale dominato da una forte prospettiva etica, in cui ritorni centrale la relazione che lega la dimensione della persona umana alla dimensione della comunità nella prospettiva del bene comune, la cui sostanza si incarna all’interno di  valori che devono essere considerati irrinunciabili se vogliamo continuare a considerarci parte di una democrazia reale e non solo formale.

Il nostro sistema-Puglia non può rinunciare allora a compiere una scelta etica forte e chiara: una scelta di campo a favore di chi è in difficoltà, una scelta che tutela l’interesse generale poiché spinge alla ricerca di soluzioni che favoriscono la coesione sociale.  La scelta di tale prospettiva etica come risposta al rischio di grande crisi del nostro modello di welfare comporta  impegno e responsabilità a tutti i livelli: da parte delle istituzioni, chiamate a rendere sempre più rigoroso, trasparente ed appropriato l’uso delle risorse; da parte degli operatori sanitari, che devono sviluppare una consapevolezza sempre maggiore del loro ruolo di servizio in un  contesto di risorse limitate, rendendosi disponibili ai cambiamenti organizzativi funzionali alla riqualificazione del sistema stesso; da parte dei cittadini, chiamati ad essere sempre meno acritici consumatori di prestazioni sanitarie  e ad assumere invece sempre più stili di vita salutari e preventivi; da parte del mondo delle imprese collegate alla salute, siano esse “profit” o “no profit”, la cui capacità di generare valore in termini di servizi o tecnologie è una risorsa preziosa che il sistema deve saper intercettare ed integrare. Ad un sistema-Puglia capace di  orientarsi in questa forte prospettiva etica, specie se confortato da risultati gestionali positivi,  deve essere riconosciuto il diritto di colmare il divario con altre regioni equivalenti per condizioni demografiche ed epidemiologiche, sia in termini di dotazioni di personale sia in termini di assegnazioni finanziarie.

Questa è la partita che si gioca: riuscire a mantenere integro il sistema di welfare come fattore di coesione sociale attraverso un suo rafforzamento in senso etico, mantenendo come stella polare la scelta di prendersi cura degli “ultimi” per garantire concretamente il valore della solidarietà, valore fondativo della nostra  identità di cittadini e di operatori sanitari.   “

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