Valerio Pascali ha trascorso la terza notte nel carcere romano di Regina Coeli. Accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti contundenti, è stato il primo dei “ribelli”, in ordine di tempo, ad essere arrestato dalle forze dell’ordine. La polizia lo ha bloccato mentre era fermo per strada, dopo avere accusato un malore.

Quando gli agenti hanno iniziato a lanciare i lacrimogeni, lui, come gli altri, ha iniziato a scappare. Lo ha fatto lungo via Lubicana, poi, quando davanti a sé a trovato un’altra schiera di poliziotti, ha girato per via Aleadro Aleadri. È qui che, stremato dalla fatica e dai gas lacrimogeni, si è sentito male e si è accasciato per terra. Quando gli agenti lo hanno raggiunto stava vomitando. E solo quando finì di farlo, fu bloccato. Dunque, secondo il racconto di Pascali, che ieri mattina ha incontrato il suo legale, l’avvocato Marcello Petrelli, non ci sarebbe stata nessuna resistenza a pubblico ufficiale.
Queste alcune delle dichiarazioni del 21enne leccese, arrestato sabato pomeriggio a Roma, durante gli scontri scoppiati durante la manifestazione degli “indignati”. Il suo arresto, come emerso dal verbale, è scattato alle 16.45, quando gli scontri, quelli più violenti, erano appena iniziati. Pascali, inoltre, fu fermato a circa un km di distanza da piazza San Giovanni, teatro della guerriglia. Intanto, domattina alle 9.30, il leccese dovrà comparire davanti al gip per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. A Pascali viene contestata la resistenza a pubblico ufficiale, che non si sarebbe comunque verificata nel momento del suo arresto. L’accusa, infatti, coinvolge tutti i fermati e tutti quelli che hanno partecipato al corteo.

 

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