Valerio Pascali non è un anarchico. Lo precisa il suo avvocato, che stamattina è andato a trovarlo nel carcere romano di Regina Coeli. Valerio, leccese di 21anni, studente di giurisprudenza a Bologna, è in carcere con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti contundenti.

La Digos lo ha bloccato sabato pomeriggio a Roma, durante i violenti scontri tra i “Black bloc” e le forze dell’ordine. Quando è stato bloccato, Valerio Pascali si trovava, però, lontano dagli scontri. La polizia lo ha bloccato in via Merulana, distante circa un km da piazza San Giovanni, teatro della guerriglia. Era in un angolo, fermo. In testa aveva un casco, per proteggersi da eventuali oggetti volanti. Nelle tasche non aveva niente, né pietre, né altri oggetti pericolosi. Tra le mani, invece, stringeva una busta di limoni, il cui succo, spalmato sotto gli occhi, serve per vanificare l’effetto dei gas lacrimogeni. “Non è un violento e non risulta iscritto a nessun gruppo anarchico”, commenta il padre di Valerio, Maurizio, che continua: “Durante l’emergenza immigrazioni a Lampedusa è stato sull’isola per conto di Amnesty, e questo fa capire che mio figlio non è un violento”. Valerio era partito da Bologna con alcuni suoi amici universitari, per partecipare alla manifestazione romana. Era nel corteo pacifico, quando la situazione è degenerata. Alla fine degli scontri, si conteranno 140 manifestanti feriti, tre dei quali in gravi condizioni, ed oltre 100 membri delle forze dell’ordine finiti in ospedale. Una ventina, invece, i ragazzi fermati o arrestati. Intanto, la Digos sta visionando i filmati girati durante gli scontri, che potrebbero essere utili per individuare gli altri violenti. Per la convalida dell’arresto di Valerio Pascali bisognerà attendere 24, forse 48 ore. Intanto gli amici lo difendono: Valerio è un bravo ragazzo, non ha mai fatto male a nessuno.

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