Ho voluto aspettare quasi una settimana  prima di dare un giudizio sul Lecce. La prestazione con il Cagliari la dice lunga, ma ci sono alcuni aspetti che sarebbe opportuno considerare nelle varie valutazioni che, di volta in volta, si faranno sulla squadra.

Partiamo dai punti: sono, come è noto, tre e pongono il Lecce in terzultima posizione, cioè in zona retrocessione.  Lo scoramento è tanto e pure giustificato. Ma esaminiamo anche la posizione di dirette concorrenti, tipo Siena, Catania, Novara, Parma ed allora ci accorgiamo che queste squadre  sono ad un tiro di schioppo. Pongo all’attenzione del lettore questa domanda: fermo restando che il Lecce continnui ad avere tre punti, ma se li avesse fatti con tre pareggi, poniamo il caso contro Bologna, Siena ed Atalanta, siamo sicuri che il nostro scoramento sarebbe stato lo stesso? Penso di no perché sono le prestazioni, costellate da molte superficialità, che stanno condizionando la squadra. Ed allora, cosa ci vorrà per far andare la squadra secondo la propria capacità? Più realismo, meno ipocrisia e,forse, anche meno “tafazzismo”.
REALISMO che dovrebbe concretizzarsi nel convincimento che questa squadra, pur essendo stata costruita in economia, avrebbe, forse, il potenziale per poter salvarsi a patto che giochi con concretezza, con il giusto ardore e una notevole carica agonistica e che tutti si convincano che bisogna lavorare per un unico traguardo. A tal proposito, tocca al tecnico trovare anche le giuste motivazioni, oltre che la scelta degli uomini e la loro posizione in campo. Del resto, quando il tecnico ha firmato con il Lecce, era già a conoscenza della difficile situazione societaria che ha fatto sì che la squadra fosse fatta solo con prestiti con tutti gli aspetti negativi che questa situazione potrebbe creare. Un Oddo, ad esempio, che non ha bisogno del rilancio, probabilmente non ha lo stimolo giusto per essere carico lui e caricare anche i compagni; un Tomovic, che si vede schierato fuori posizione, non potrà mai rendere al massimo e su questo metro ve ne sono tanti altri. Bisogna che De Francesco si renda conto che per lui la serie A sta rappresentando una vetrina irripetibile che, lui per primo, DEVE sfruttare al meglio così come dovrebbero sfruttarla al meglio i vari Pasquato, Giandonato, Bertolacci, Muriel, se e quando saranno schierati. Ad Obodo, comunque fra i più generosi finora, va fatto capire che se fallisce a Lecce ha chiuso con la serie A. Agli “anziani”, Oddo, Giacomazzi, Di Michele, va fatto capire che il loro apporto potrà essere determinante se impegnati per tempi limitati (vds secondi tempi o ultime mezz’ore o per rappresentare la sorpresa).
IPOCRISIA è quella che da una settimana ci tocca sentire o leggere in merito a ciò che ci dicono gli aventi causa: di questi “attributi” da tirar fuori, forse, ne abbiamo già fatto il pieno noi tifosi. Ripeto che non mi interessa che tutti dicano che bisogna tirare fuori gli attributi, voglio sapere perché, fino adesso, questi non li abbiano tirati; sentire che nei primi minuti si è distratti, è talmente ovvio che se ne è accorto il mio nipotino di 10 anni; ripeto, voglio sapere perché si è “narcotizzati” nei primi minuti di gioco. Di tutto questo non ci hanno detto nulla né De Francesco né i calciatori ed allora è preferibile un dignitoso silenzio anche se questo può nuocere alla tiratura dei giornali.
TAFAZZISMO è la sindrome che ha colpito il Lecce ad inizio di stagione con il precipitoso ed intempestivo annuncio dell’autogestione. E’ la voglia di farsi male da soli o magari sotto sotto c’è la furbizia di raccogliere il massimo in termini economici?  Sono convinto che l’annuncio intempestivo di questo nuovo corso si rivelerà un boomerang per il patron.  Ma “tafazzismo” è anche quello che sta creando il caso Diamoutene; la tifoseria divisa in partiti come se, per il Lecce attuale, questo fosse l’unico problema; direi, anzi che questo è un non problema dal momento che, ecco il paradosso, anche i contrari al maliano affermano essere, comunque, il migliore difensore di questa difesa molto disattenta. Allora come tifoso, e non mi interessa Diamoutene sì o Diamoutene no, visto che pago il biglietto con il quale contribuisco al pagamento del suo stipendio che, giochi o non giochi, corre lo stesso, esigo, e dovremmo esigerlo tutti i paganti, pochi per la verità, che il tecnico schieri SEMPRE i migliori. Questo lo vuole la logica, ma lo vuole anche l’etica sportiva. Chi parla di inadeguatezza a “vestire” la maglia del Lecce, deve prima dimostrarmi chi gli ha dato la delega a stabilire, nel calcio attuale, chi abbia l’idoneità a vestire una maglia. Se ci si ricordasse di quanti in passato e, forse anche nel presente, siano stati a Lecce solo per svernare, sicuramente si penserebbe con più concretezza al bene della squadra.
Speriamo che questi 15 giorni di sosta possano servire per ricostruire l’ambiente, dare morale alla squadra, dare un gioco e recuperare anche gli infortunati. Ci vuole anche una ventata di gioventù che potrà costituire un rischio, ma è l’unica cosa che ci serve.

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