Cheyenne (Sean Penn) è una ex roch – star ritiratasi da ormai trent’anni dalle scene, dopo cinque anni di canzoni, diventati successi per i teen- ager. A causa delle sue canzoni due ragazzi si suicidano, da quel momento Cheyenne non ebbe più pace, i sensi di colpa lo logorano e l’unico modo per farli tacere è racarsi ogni settimana sulla tomba dei due ragazzi, anche contro il volere dei genitori.

Il mondo del palco scenico e del successo lo aveva deluso e per questo si ritirò dalle scene per vivere una vita agiata ma senza uno scopo.
Cheyenne è depresso, annoiato, senza nessuno stimolo che potesse rendere la sua vita, una vita vera.
Lo scopo della sua vita, Cheyenne lo ritrova con la morte del padre.
Erano passati ormai trent’anni da quando era andato via da casa, con suo padre, ebreo deportato in un campo di concentramento, non aveva mai avuto un rapporto, lo detestava, non lo comprendeva e soprattutto, non lo conosceva.
Solo alla sua morte scopre che la vita del padre era finita senza essere riuscito a vendicarsi dell’uomo che lo aveva umiliato durante gli anni in cui era in Polonia, nel campo di concentramento.
Cheyenne continua la ricerca che suo padre non aveva portato a termine, viaggia per tutto il continente americano, ritrovando finalmente se stesso oltre che l’uomo tedesco, ormai vecchissimo che umiliò il padre.
Un ruolo fondamentale nella pellicola è ricoperto dalla canzone dei Talking Heads che dà  il titolo al film. Il testo della canzone rappresenta una forma di sintesi dell’ultima opera di Sorrentino, che ritorna al principio della sua carriera, quando i film rappresentavano la ricerca del percorso di vita e la strada ritrovata.
Molto bella la regia del film, con le inquadrature che suggeriscono gli stati d’animo del personaggio principale alternate ai primi piani sugli occhi e le rughe degli interpreti. Ottimo Sean Penn, che modella su stesso un personaggio ambiguo e difficile come Cheyenne. Sicuramente This must be the place è un film ricco di contenuti, il passato dei genitori ignorato dai figli, la ricerca della propria identità, e del senso della propria vita. Un film capace di colpire emotivante, ma che lascia dietro di se anche zone d’ombra non spiegabili.    

 

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