Ricordate l’inconfondibile rumore della puntina che si posava dolcemente su un disco, la magica emozione racchiusa in quei pochi fruscianti secondi che annunciavano l’inizio del tanto sospirato album del proprio cantante preferito, con l’inconfondibile “tac” che segnava ogni giro dei long-playing più vecchi, fastidioso, ma piacevolmente sopportato, a testimonianza dei graffi, per tutte le volte che l’avevamo ascoltato?

Ed il gusto particolare di maneggiare con cura quelle enormi e mitiche copertine in senso grafico, da conservare gelosamente, sempre alla ricerca di scoprirne eventuali segreti, sovente diventate icone del tempo trascorso e veri e propri capolavori, come quelle dei Beatles, Rolling Stones e PinK Floid, giusto per citarne alcune e che osservate attentamente sotto la plastica di un compact disk o sul minuscolo schermo di un ipod ha un diverso effetto?
Eppure proprio nell’epoca degli mp3 – l’obsoleto fragile disco in vinile, mandato in cantina agli inizi degli anni Ottanta con la fine dei long-playing, a più di sessant’anni dalla sua comparsa si sta prendendo una sorprendente rivincita, perché vi è un rifiorire d’interesse nei confronti di questo epocale supporto sonoro sia da parte degli artisti che dei consumatori, verso cui i discografici tentano timidamente un approccio, misurandosi con l’esigua capacità produttiva delle poche fabbriche funzionanti, con lo scopo di soddisfare esclusivamente le esigenze di un certo tipo di pubblico ed una moda temporanea per un oggetto capace di andare oltre il suono.
A dispetto dei fanatici dell’alta fedeltà noi appassionati del retrò, ci affidiamo a piu’ umane sensazioni ed emozioni visive, rimpiangendo veramente quelle enormi, scomode, meravigliose copertine di cartone patinato e le indimenticabili sonorità, con il suono del vinile più pieno, corposo e realistico nei cui solchi veniva catturata sia la musica che l’atmosfera proprio come in una sala di registrazione, in confronto a quello più pulito ma  “algido” prodotto dal tanto decantato digitale.
Non sappiamo se questo ritorno di fiamma decreterà una rinascita del vinile o se pure questi ultimi prodotti saranno subito destinati a collezionisti nostalgici. Di certo non sarà quest’ultimo a salvare l’industria discografica da un futuro che si preannuncia tutto in rete, e non  rivedremo sicuramente i giovani soddisfatti dell’acquisto di voluminosi lp sotto il braccio, uscire dai negozi di dischi, templi della musica, ora rarissimi ed in via di estinzione che da quattro anni celebra persino un giorno della memoria, in attesa di una remota ipotesi di rinascita definitiva, denominato Record Store Day).
Ed allora se custodite ancora in casa un piatto funzionante, sfilate dalla custodia il vecchio trentatré giri preferito, poggiatelo con cura, fate scendere lentamente la puntina sui solchi e rilassatevi regalandovi quell’immenso piacere che rende così straordinario l’ascolto di un album in vinile che nessun download, per quanto gratuito, potrà regalarvi… ed il 33 giri ricomincia a frusciare!