L’Italia è un paese che ha senza dubbio una forte tradizione universitaria, vantando atenei tra i più antichi al mondo e una cultura dell’università ormai solida e importante. Questo quadro, però, non è quello dipinto dalle numerose classifiche europee e internazionali stilate ogni anni, che mostrano una situazione

non particolarmente rosea, per quanto riguarda le posizioni raggiunte dai nostri atenei, i quali sempre più spesso si scontrano con realtà forse più giovani, ma di sicuro più all’avanguardia. A tal proposito, citiamo un esempio ragguardevole: qualità di ricerca e docenza, prestigio delle pubblicazioni scientifiche, internazionalizzazione e innovazione: sono questi i criteri in base ai quali il “Times Highter Education”, supplemento del quotidiano dedicato all’alta formazione, valuta gli atenei mondiali. Secondo l’autorevole statistica, nessuna università del Belpaese merita di piazzarsi tra le prime duecento posizioni nella classifica del 2011. Grande delusione per l’Italia, dunque, che si vede scalzata dalla ben più “acculturata” America con il suo California Institute of Technology che si accaparra la medaglia d’oro, seguito da Harvard e Standford. Tra le prime dieci anche l’Imperial College di Londra, Chicago e Berkeley. A rendere il quadro meno imbarazzante il fatto che il nostro paese veda piazzate tra i primi 400 posti 14 atenei tra cui Bologna, Statale di Milano, Milano Bicocca, Padova, Trieste, Sapienza di Roma. Tra le meridionali spiccano due eccellenze tutte pugliesi, l’Università “Aldo Moro” di Bari e l’Università del Salento, collocata al terz’ultimo posto. Una magra consolazione, si potrebbe pensare! Ma se si tiene conto che un ateneo del calibro di Perugia non figura nemmeno tra i primi 400 e che tante altre università storiche, di rinomata fama, non si sono guadagnate neppure una misera citazione, si comprende bene l’importanza del traguardo che Lecce ha raggiunto.  Nel complesso si può dire che il quadro delle università italiane è buono, soprattutto sulla percezione delle stesse dall’estero considerato il momento, in cui i fondi per la ricerca e lo studio sono ai minimi storici. Ma senza dubbio è necessario lavorare per un miglioramento. In particolare, per ottenere risultati sul piano internazionale, è fondamentale svecchiare il sistema: agevolare il ricambio generazionale, incentivare i giovani, spingere per un turnover che mantenga vivo e aggiornato tale  patrimonio inestimabile quanto indispensabile.

 

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