Ricettazione: è l’accusa che ha fatto scattare la denuncia per padre e figli. Tutto è iniziato con una richiesta di aiuto, per lite in famiglia, da parte di un 52enne di Villa Convento, il quale accusava i propri figli, di 27 e 24 anni, di aver compiuto

una serie di furti, tra i quali anche furti di cavi elettrici che venivano poi bruciati nottetempo in una cava non molto distante dalla loro abitazione,  per ricavarne del rame. Dal racconto dell’uomo scaturivano delle gravi accuse nei confronti dei due figli, ai quali l’uomo attribuiva anche il furto di due moto-ape e di materiale di costruzione portato via ad un distributore  di benzina ancora in fase di costruzione  sulla statale Lecce – Novoli.
Al fine di verificare quanto raccontato dal 52enne, gli agenti intervenuti si recavano presso l’abitazione dei figli, distante circa 30 metri da quella del padre, sempre in Villa Convento. All’arrivo degli operatori, i due figli venendo a conoscenza delle accuse del padre, lo incolpavano a loro volta per gli stessi reati.
Non restava che effettuare una perquisizione domiciliare, per appurare la fondatezza delle accuse. Effettivamente, nel piazzale antistante l’abitazione vi era parcheggiata una moto-car di colore celeste, con la vernice che ricopriva grossolanamente l’originale colore verde, priva di targhetta e  documenti identificativi, all’interno del veicolo venivano rinvenuti una chiave ed attrezzi compatibili con l’estrazione di fili elettrici e lo smontaggio di centraline. In merito a quanto ritrovato, il 24enne riferiva di aver trovato il mezzo già in quelle condizioni abbandonato circa 4 mesi fa in una campagna in via Carmiano. All’interno del garage dell’abitazione dei due fratelli veniva trovato un’ altra moto-car, di colore verde, priva di targa e di documenti identificativi. Nello spiazzo antistante l’abitazione, a pochi metri sulla destra, venivano ritrovati vari attrezzi e componenti elettrici, una serie di magneto termici , ancora attaccati ad una griglia metallica con i fili visibilmente tranciati e dei rubinetti completi di chiave di arresto nuovi. Nei pressi della rampa di accesso al garage, vi era una matassa di filo elettrico da 305 metri, mancante di qualche decina di metri. All’interno della cava indicata dal padre dei due, vi era una vistosa macchia nera di cenere prodotta dalla combustione di copertoni bruciati e guarnizioni di grossi cavi elettrici. Si poteva accertare ciò, in quanto ve ne erano alcuni ancora parzialmente bruciati. A circa 150 metri, sempre all’interno della ex cava venivano trovati numerosi rivestimenti per grossi cavi, alcuni di colore grigio, alcuni neri ed altri verdi, simili a quelli asportati presso l’impianto di depurazione delle acque dell’acquedotto pugliese di Lecce. Al termine dell’accertamento, tutto il materiale rinvenuto veniva sequestrato ed i fratelli insieme al loro padre denunciati in stato di libertà per ricettazione.

 

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