Foto Andrea StellaPer ovviare all’annoso problema dei migranti stipati nei campi profughi, per lo più collocati nei pressi dei luoghi degli sbarchi, parte il progetto per la loro dislocazione presso apposite strutture denominate “alberghi diffusi”.

Il modello è made in Puglia e non a caso: sul territorio, sono circa 3000 gli stranieri collocati in questa tipologia di strutture; il proposito è quello di estendere il progetto anche alle altre regioni. Ne hanno discusso Tommaso Fiore, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Puglia, e Concetta Mirisola, direttore generale dell’Istituto nazionale per la salute dei migranti (Inmp). Dall’incontro è emersa l’idea di avviare un’“anagrafe delle buone pratiche” che, presenti sul territorio nazionale, possano rappresentare modelli esportabili anche fuori dal territorio nazionale. Ulteriore obiettivo è l’internazionalizzazione dell’Inmr attraverso il rafforzamento dei contatti con enti internazionali e agenzie Onu. Come ha precisato Fiore: «un modello che si potrebbe allargare sul territorio è proprio quello dell’albergo diffuso»; con un siffatto schema, i flussi migratori possono essere distribuiti sull’intero territorio regionale, senza che gravino sulle singole località di sbarco. Affinché ciò avvenga, sono necessari accordi con i Comuni con i quali individuare le sedi in cui collocare gli “alberghi diffusi”, impiegando, anche, strutture non in uso.
L’ intento, ha affermato infine Mirisola, «è dunque proporre e studiare le buone pratiche sul territorio al fine di farne modelli esportabili a livello nazionale e non solo». Al momento, ha aggiunto il direttore generale Inmp, «non c’è un allarme per nuovi sbarchi di immigrati clandestini in Italia, ma è fondamentale organizzare la presenza dei migranti sul territorio». A tal proposito l’Istituto sta anche lavorando con il ministero del Lavoro per la creazione
di centri di accoglienza per i minori.

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