Passano i giorni, le settimane, i mesi. Tra poco inizieremo a vedere folle di persone per le nostre strade in preda al consueto delirio da shopping per le prossime feste natalizie. Le sale dei cinema sono quasi sempre piene; al ristorante non ci si rinuncia.

Eppure, secondo un recente sondaggio dell’ISTAT e pubblicato dall’ANSA, sono sempre più in aumento i disoccupati, ovvero tutti coloro privi di un reale lavoro. Il dato più allarmante è che una buona parte di disoccupati italiani, pur essendo disponibili a lavorare, avrebbero rinunciato a ricercare un impiego. Oltre 2,7 milioni di possibili lavoratori si sentono scoraggiati: secondo l’Istat, infatti, in Italia sono il triplo rispetto alla media europea (11,1 % contro il 3,5 % dell’ Ue). A questi vanno aggiunti i 2,1 milioni di disoccupati che, invece, cercano attivamente una nuova occupazione.
I motivi di questo scoraggiamento soprattutto da parte di coloro che, pur disoccupati, non stanno cercando lavori alternativi, sono molteplici: c’è chi si sente troppo giovane o troppo vecchio; chi crede di non aver maturato la giusta professionalità; chi è amareggiato dalla scorrettezza delle aziende… la lista potrebbe continuare a lungo.
In un modo o nell’altro, i dati dell’ISTAT dimostrano che le aziende dal mese di settembre 2011 non hanno riattivato le produzioni e hanno dovuto procedere ai licenziamenti. «Un numero sempre maggiore di persone – spiega Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari –  passa dalla platea dei lavoratori a quella di soggetti assistiti da cassa integrazione e mobilità, sempre più spesso in deroga, che per le recenti normative ha un periodo di assistenza complessiva che non supera i due anni. Da un punto di vista occupazionale la situazione diventa sempre più delicata e, in assenza di lavoro o di sostegno al reddito, diventa sempre più difficile raggiungere, per le nostre famiglie, la quarta settimana in un’economia che, sempre a settembre 2011, segna, con il 3,3%, l’inflazione più alta dell’ultimo triennio».
Ne guardare al futuro, il pensiero va inevitabilmente ai giovani, sempre alla ricerca di quella speranza che – speriamo – non perdano mai durante la difficile e affannosa ricerca di un lavoro.

 

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