“Da Pechino ho visto le immagini dei cori di “Alleluia” al Quirinale e mi sono emozionato. Mi unisco a quei cori, ma non dimentico che il berlusconismo è ancora una minaccia incombente sulla vita del Paese. È un’uscita da Palazzo Chigi, non ancora un’uscita di scena dalla politica.”

L’ha scritto Nichi Vendola sul suo profilo Facebook

Il presidente dell’Assemblea pugliese, Onofrio Introna: “Con le dimissioni di Berlusconi si chiude una stagione difficile, finisce il lungo inverno della democrazia e si apre una nuova primavera per il nostro grande  Paese. Mettiamo alle spalle un periodo caratterizzato soprattutto da una politica che ha pesato sulla classe media e sui lavoratori dipendenti. Il governo uscente ha caricato la crisi sui più deboli. Questo deve cambiare.
L’auspicio è che si possa avviare una nuova fase e che chi ha pagato finora non venga chiamato a nuovi impegni. I sacrifici vanno chiesti a chi può sopportarli, chi ha di più deve dare di più: con la patrimoniale ed altre misure, con la lotta senza quartiere a chi nasconde redditi, spostando il tiro sugli evasori fiscali, che sono i veri nemici del Paese. È l’ora di cessare con provvedimenti di vera macelleria sociale, che gravano sui pensionati, sui precari, sulle donne e sui giovani senza lavoro, sui ceti fragili.
E che si apra la strada ad una breve parentesi di governo che deve fissare pochi fondamentali punti di programma, mettere mano rapidamente alle modifiche legislative indispensabili e preparare nuove elezioni, prevedibilmente in primavera”.

 

“Ciascuno è libero di intonare l’Alleluja nei luoghi e nelle occasioni che più ritiene consoni…Cosa ben diversa è stata però la gratuita aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio fatta con il lancio di monetine e di quanto di più immediato si disponesse in mano.” Lo comunica in una nota L’on. Ugo Lisi. “Si è trattato di un gesto volgare e offensivo che non contribuisce a rasserenare il clima sociale in una fase in cui le componenti della società dovrebbero essere più disposte a costruire che a distruggere con rancore. Proprio per questo ci saremmo aspettati parole sobrie e responsabili dai leader del centrosinistra, parole volte a svelenire l’aria e tese a guardare con positività al futuro.
Invece, l’unica cosa che sono riusciti a dire, a cominciare dal segretario Bersani, è stata “Liberazione!”. Mi chiedo “Liberazione da chi? Liberazione da cosa?”. Silvio Berlusconi era a capo di un Governo scelto dagli italiani e non insediatosi con alcun’altra modalità se non quella del consenso democratico. La sua azione è stata sostenuta fino ad oggi orgogliosamente almeno dalla metà del Parlamento italiano. Da cosa si vuole liberare Bersani? Probabilmente solo dalle regole della democrazia che stabilisce che chi vince governa e che chi perde sta all’opposizione. Di questa semplice regoletta si vuole liberare Bersani e forse l’intero centrosinistra, magari sostituendola con una norma in base alla quale basta un po’ di speculazione a buon mercato per mandare a casa chi è stato scelto dai cittadini.
Può sembrare una nota stonata nella tiritera del centrosinistra la scelta generosa del Caimano. Non era prevista nel loro copione, eppure c’è stata. Adesso valuteremo di volta in volta le ricette del Governo Monti che certamente accompagneranno l’Italia fuori dalla crisi. Saranno giorni di scelte difficili e impopolari che metteranno allo scoperto i tatticismi di chi è riformista solo a parole. Nel frattempo rimane ancora sulla scena la storia di un leader scelto dagli italiani e che mi auguro non perda la volontà del coraggio che sempre lo ha contraddistinto, facendogli preferire la difficile vita pubblica alla dorata esistenza privata”