“E’ proprio vero che quando non si riesce a venire a capo di un problema, è più facile addossare le colpe addosso alla vittima di turno, spesso incapace di reagire. In questo caso la povera piazzetta Carducci di Lecce, sede dell’ex convitto Calmieri, diventa la valvola di sfogo

di tutte le criticità della città e del suo fenomeno più variopinto: “la movida””. E’ quanto dichiara il Consigliere Regionale Antonio Buccoliero che, nella serata del 16 novembre 2011 ha effettuato un sopralluogo nel piazzale incriminato, incontrando alcuni giovani ed esercenti della stupenda piazzetta, vanto della città e meraviglia per gli occhi dei turisti e dei cittadini leccesi.
“Come se non bastassero i fili che hanno offeso la città, sfregiandola ed oltraggiandola – continua Buccoliero – ora si vorrebbe, dalle notizie della stampa, imbracare ed ingabbiare anche il bellissimo complesso del convitto Palmieri con una cancellata che costerebbe alle tasche del contribuente una somma ragguardevole. Una soluzione di questo tipo cozza con una visione di crescita civile della nostra città che si candida ad essere “Capitale della Cultura”. Se fosse giusto questo principio dovremmo allora chiudere gli accessi ad ogni Piazza della città, penso per esempio a piazzetta Santa Chiara ed ai tanti monumenti leccesi che guardano compiaciuti i visitatori della movida.  Secondo tale logica dovrebbe prevalere il momento repressivo a quello preventivo e questo sarebbe la sconfitta della politica ed un regresso per la città”.
“Nessuno quindi osi chiudere la Piazzetta Carducci ed anzi, si preoccupi di pensare a migliorarne il decoro, mediante: un potenziamento della illuminazione; la sostituzione dei vasi in plastica vero pugno nell’occhio per i visitatori, con i ceppi tufacei originali; la predisposizione della videosorveglianza; favorendo nel contempo, politiche e progetti di inclusione dei giovani perché siano i primi difensori della bellezza della Piazza”.
“L’accanimento terapeutico sulla Piazza tuttavia, non vorrei che fosse solo una modalità per criminalizzare alcuni esercizi pubblici per accontentare altri bisogni. Con il buon senso e con politiche avvedute – conclude Buccoliero – si possono contemperare le necessità dei residenti con gli interessi dei frequentatori della movida e degli esercizi commerciali ivi esistenti, purchè la logica adottata sia quella della prevenzione e non della cieca repressione”.

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