Lo stadio di Cesena è proprio un gioiellino; meriterebbe l’esibizione di due squadre meno condizionate dall’assillo del risultato ed invece si affrontano due compagini, Cesena e Lecce, sull’orlo di una crisi di fiducia se non di speranza. Ma non è detto che non ne venga fuori un incontro calcisticamente piacevole; vediamo cosa succede:

Di Francesco manda in avanscoperta Muriel spalleggiato da Bertolacci che non è propriamente un attaccante puro. Che si giochi con i nervi a fior di pelle lo si vede dai primi minuti interpretati da entrambe le squadre un tantino a “palla fai tu” e qualche screzio di troppo; tre passaggi consecutivi equivalgono ad un “bingo”, ma il Lecce sembra più intraprendente del Cesena: prima Muriel, poi Bertolacci, mettono paura a “nonno” Antonioli. Eder è un furetto, Carrozieri che per tenerlo a freno deve ricorrere anche alle maniere forti guadagna il cartellino giallo.
Mutu pericoloso al 24° con una girata sporca dai sedici metri. Muriel si danna l’anima nell’inseguire palloni irragiungibili, ma di meglio gli arriva poca cosa perchè Bertolacci va a corrente alternata,Cuadrado opera a ridosso della fascia destra e Grossmuller deve dare una mano al centrocampo: la partita risulta dunque tecnicamente non sublime anche se le emozioni non mancano. Neanche il Cesena riesce ad accendere la luce, naviga anzi nella fitta nebbia così come al 35° accade a Bertolacci: supera Antonioli in uscita allargandosi a destra, ma a porta ormai sguarnita spedisce palla sull’esterno della rete.
E quel Muriel! Galoppata straordinaria per cinquanta metri, converge al centro(zona momentaneamente sguarnita) e conclude con un destro poderoso che di poco sorvola la traversa; ancora lui al 42° con una deviazione volante e palla ancora a sfiorare la traversa.Gli ultimi minuti li timbra il Lecce con il Cesena ripiegato su sè stesso, e tuttavia, centrare la porta, sembra impresa titanica. Aspettiamo la ripresa per vedere se cambia qualcosa.
Si, qualcosa cambia ed infatti è San Carrozieri a salvare sulla linea di porta già al secondo minuto; il Cesena martella collezionando calci d’angolo in quantità industriale; il Lecce si cautela a protezione di Benassi in attesa che la sfuriata si attenui. Il solito miracolo di Benassi va in onda al 10° ad annullare una ravvicinata girata di testa di Mutu che sugli spalti era stata già battezzata in fondo al sacco. Riparte Cuadrado, avanza, caracolla, al limite d’area arma il sinistro che incontra la complicità di una deviazione che batte Antonioli.
Mentre Giacomazzi sostituisce Bertolacci, Muriel manda sommessamente a quel paese l’arbitro che lo ricambia mandandolo sotto la doccia: Lecce in dieci ed il Cesena manda in campo la torre Bogdani. Il Lecce si difende con le unghie, con i denti e con ordine; senza affanno alcuno. I limiti offensivi del Cesena appaiono in tutta la loro evidenza; le idee di manovra restano imprigionate nel . . .  taschino dei calzoncini, il gran premere frutta soltanto calci d’angolo; il Lecce azzanna chiunque si avvicini all’area di Benassi. Di Francesco si copre: Olivera lascia per Brivio; Ceccarelli manca clamorosamente la deviazione sotto rete graziando Benassi; la lucidità è ormai al lumicino, non la generosità che le due squadre riversano in campo a piene mani.
Il Lecce, magari soffrendo, regge fino al 90° esorcizzando anche i cinque minuti di recupero. Mette così in cascina tre punti di valore inestimabile! Tre punti che restituiscono entusiasmo, fiducia e classifica decisamente più incoraggiante.

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