Vignetta Massimo DonateoA Lecce, nel centro storico esiste un palazzo meglio conosciuto come “Pollicastro”, perché sul portone vi è scolpito un angelo che regge candidamente tra le mani un cerchio di pane.

Secondo la leggenda San Francesco D’Assisi sostò presso questa dimora ed un bambino gli offrì un pane. Arrivati i padroni prontamente, affermarono che nella loro casa, considerato il periodo di carestia, non avevano nella madia nemmeno un tozzo di pane e non vi erano neppure i bambini. Trattavasi di un angelo, che aveva fatto l’elemosina al Santo Poverello, raffigurato poi in pietra, sul portone d’ingresso al palazzo.
Personalmente ricordo che durante le feste padronali si benediceva il pane prima di distribuirlo ai fedeli che, durante il maltempo, lo avrebbero spezzato come facevano le mie zie per deporlo in strada, sicure che avrebbe allontanato il maltempo, recitando una preghiera.
Tra i giochi con cui una volta s’intrattenevano i bambini, ricordo particolarmente quello cosiddetto “fornaio è cotto il pane; i partecipanti, minimo cinque, si distribuivano in semicerchio tenendosi per mano. Due di essi conducevano il gioco recitando allegramente la famosa filastrocca: “ Fornaio è cotto il pane?” “ Si è cotto e si è bruciato”. “Chi l’ha bruciato?” “ La Marilena”. (giusto per citare un nome)”E la Marilena paga le pene, paga le pene con cento catene, cento di qua e cento di là e la Marilena le pagherà”.
Terminata la filastrocca i bambini passavano spensieratamente  sotto le braccia di uno dei conduttori e quando formavano una  catena prendendosi per mano e con le braccia incrociate, i due conduttori del gioco tiravano con forza ai due estremi della catena sperando di spezzarla. Vinceva chi portava dalla sua parte un maggior numero di ragazzi. I ricordi del cuore, non muoiono mai!
Il pane casereccio, carta d’identità e fondamentale sostentamento della dieta salentina,  alto un palmo, con la crosta croccante e la mollica compatta e morbida, decisamente cotto al forno di pietra alimentato con fascine di rami d’olivo, rappresenta l’alimento più denso di significati e simboli, allusioni e metafore, segni inconfondibili di una civiltà.
E’ proprio vero che le cose semplici come quelle di un tempo, sono sempre le migliori!

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