“Ieri abbiamo fatto a visita a Ilias Miah. Abbiamo trovato un uomo dal volto tumefatto, impaurito, ma comunque gentilissimo e orgoglioso. Non chiede aiuti e sostegni particolari ma un lavoro che lo tenga lontano dalla strada dove ha paura a tornare.

E’ un bengalese come altri che vive a Lecce da anni vendendo fiori. Il volto di una città che sta diventando multirazziale con tanti bambini nati qui da genitori stranieri.” Commenta così Carlo Salvemini sul suo blog.

“L’aggressione odiosa e brutale a Ilias  di giovedì scorso è stato solo l’ultimo di una serie di episodi violenti consumatisi negli ultimi mesi nel centro storico. E’ un errore continuare a ridimensionare l’allarme sociale sotteso a queste vicende e rubricarle, come spesso si è portati a fare, ad una mera questione di decoro urbano; è un imprudenza non assegnare il giusto peso alle tante denunce di cittadini preoccupati. Le strade puzzolenti e sporche, i muri imbrattati, le fioriere divelte sono l’esito di una progressiva perdita di controllo del territorio da parte delle istituzioni nel cuore della città. Ne descrivono esclusivamente gli effetti. Fermarsi ad essi non ci aiuta a risalire alle cause: la prepotenze presenza di bande violente che da tempo spadroneggiano in orari e spazi noti della movida leccese dediti all’intimidazione, all’occupazione ostile di spazi pubblici. A volte alla spaccio.

Leggere le cronache di questi giorni e le testimonianze di tanti cittadini fa impressione: timore ad esporsi ai giornalisti, preoccupazione delle forze dell’ordine e dei vigili urbani durante i pattugliamenti di controllo, paura talmente diffusa da rendere complicato individuare gli aggressori di Ilias nonostante il tutto sia avvenuto davanti a centinaia di persone.

Dobbiamo prendere consapevolezza che non siamo più soltanto di fronte ad un problema di vivibilità e decoro urbano da risolvere, ad esempio, con la recinzione di P.tta Carducci. O con il solo aumento delle telecamere di sorveglianza. Ci troviamo nel pieno di una questione di ordine pubblico che come tale deve essere affrontata non delegandola a chi  non ha poteri in tale senso (le forze di polizia municipale.). Occorre una pronta iniziativa del Prefetto che anzitutto serva a prendere consapevolezza del problema: da cui scaturisca un coordinamento efficace tra forze di polizia nel presidio del territorio; serve mostrarsi determinati nel voler ripristinare un clima di legalità mettendosi a fianco di cittadini e commercianti spaventati e in alcuni casi intimiditi; serve che qualunque focolaio di sentimento razzista venga spento; serve che quest’ultima barbara aggressione non resti impunita.

Serve, insomma, che la città torni ai cittadini (Ilias compreso) e non ai delinquenti.

Vent’anni fa è cominciata lo sforzo di amministrazioni e cittadinanza per sottrarre il centro storico di Lecce al degrado e all’abbandono. Oggi dobbiamo lavorare tutti insieme per restituirgli decoro, vivibilità, legalità e scrivere un nuovo patto di civile convivenza.”

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