Certo che 15 giorni, senza calcio di serie A, sembrano proprio un’eternità! Sui giornali locali abbiamo letto di tutto, i calciatori hanno concesso interviste di ogni tipo, sappiamo pure quante reti ha segnato, fra i pulcini, qualcuno di loro.

Ma adesso è l’ora di rimettersi “l’elmetto in testa” e ricominciare a mangiare l’erba. Non vorrei che la sosta, che ha portato molti giocatori nella propria nazionale, anzicchè corroborare le loro doti agonistiche, sia servita solo a farli credere molto importanti e, pertanto, si possa essere abbassata la soglia dell’attenzione. Giocare con la Colombia o con la Nigeria non è la stessa cosa che giocare nel Lecce per cercare di salvarsi.
Per quasi tutte le squadre, il rientro dalle rispettive nazionali rappresenta una iattura perché c’è sempre un qualcuno appesantito o stirato o rotto (vds. Forlan per l’Inter ed ultimo Burdisso per la Roma). Certo le grandi squadre debbono mettere in conto di poterci rimettere, anche molto, (è il caso del Real Madrid con Cristiano Ronaldo), ma sono loro che con la voracità che le contraddistingue hanno contribuito ad istituire questo circuito infernale che, sembra, non abbia più fine. Si pensi al nostro piccolo Lecce che ha giocato alle 12.30 con il Milan l’11 ottobre, con il Palermo alle 20.45 del 27 ottobre, che giocherà con la Roma alle 20.45 di domenica, continuerà sabato 26 alle 18.00 con il Catania per proseguire sabato 3 dicembre alle 20.45 a Napoli e qui mi fermo perché non ci sono gli altri anticipi e posticipi. E’ roba da non far capire più nulla! Ma al sistema calcio va bene così, tanto la TV porta quattrini di positivo ed allora chi se ne frega dei tifosi!
Non mi voglio dilungare oltre perché non saprei cosa dire per la partita con la Roma. Mi posso solo augurare che alle tante parole dette in questi 15 giorni possano seguire i fatti. Sotto sotto dico che una speranzella si potrebbe anche nutrire dal momento che, essendo la Roma una squadra in divenire, non sempre mostra solidità e furore agonistico.
Come la volta scorsa voglio dire ancora la mia sulla stucchevole vicenda Moggi. Sembra che si sia superato il limite del bon ton (del resto nel calcio molto relativo), con interviste che accusano tutto e tutti indipendentemente che ci siano state le sentenze sportive e la prima sentenza penale (da ricordare tutte di condanna). La violazione della clausola compromissoria è andata a carte quarantotto. Mi si dirà che è giusto che la Juve faccia valere i propri diritti, e sono d’accordo anch’io, ma non è certo la sentenza di Napoli, che riconosce che con l’operato di Moggi non ha nulla a che vedere, a poterle dare tutte queste possibilità di denuncia a TAR, Prefetto di Roma, ora che anche il TNAS  le ha dato torto, forse anche l’ONU. Con Moggi non ha nulla a che vedere perché Moggi NON aveva diritto alla firma. Con il sig. Giraudo, amministratore delegato e legale rappresentante della società, invece SI. Ricordiamo che in prima istanza il citato Giraudo ha patteggiato una pena di 3 anni e se in appello venisse condannato anche per un solo giorno, la Juve dovrebbe rispondere per la responsabilità oggettiva e dovrebbe subire le cause di risarcimento che intenterebbero Lecce, Brescia, Bologna ed altre squadre. In effetti i 443 milioni di euro (bum!) richiesti come risarcimento alla FIGC dovrebbe ridistribuirli ai ricorrenti. Se Agnelli segue la tifoseria sobillata dal moggismo, piglierà l’ennesima tranvata in faccia perché non potrà non ricordare che il cugino proprietario della Juve non fece nulla, all’epoca,  per difenderla perché quello era l’unico modo per far fuori la triade che stava impossessandosi della squadra senza spendere un euro. Speriamo che quanto prima calciopoli possa considerarsi chiusa e si possa aprire un nuovo capitolo, quanto meno un po’ più trasparente.

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