Quando  dici  come talvolta  si diverte il calendario!  Una partita che  avrebbe potuto essere solo uno scontro, sia pure difficile, tra due squadre in difficoltà in classifica, diventa improvvisamente quasi decisiva diventando per entrambe quasi una specie di “forche caudine”

dove, però non si sa chi è il vincente e chi il perdente, ma si sa soltanto che per entrambe è quasi un punto di non ritorno.
Si ha un bel dire infatti, che il campionato è lungo, che ci sono ben 87 punti a disposizione ecc. ma si sa pure che, se si dovesse perdere a Cesena, si  sarebbe irrimediabilmente ultimi in classifica e con le speranze ridotte al lumicino dal momento che lo stesso Cesena ci scavalcherebbe in classifica. Se invece si vincesse, sarebbe il Cesena l’assoluto, unico candidato, al momento, alla retrocessione e questo indipendentemente dal cambio del tecnico. E’ ovvio che un pareggio lascerebbe le cose come stanno e tutti sappiamo che non stanno per niente bene.
Allora? Ecco il passaggio decisivo di questa partita che DOVRA’ rappresentare una svolta nel cammino del Lecce. La tifoseria è scontenta, i giocatori dicono che ce la mettono tutta ma sono scontenti anche loro, il tecnico dice di non essere contento non tanto per l’impegno che la squadra mette in campo ma quanto per la difficoltà ad acquisire i suoi schemi di gioco, facendo sistematicamente degli errori marchiani che pregiudicano la prestazione. Però, con tutta questa scontentezza si va dritti in serie B e non ci sono alibi per nessuno. Bisogna a questo punto riconoscere che la situazione va presa di petto e, copiando una frase detta dal tecnico cesenate alla sua presentazione:”da adesso bisogna indossare l’elmetto e tenerlo per tutti i restanti sei mesi, perché sarà guerra”, si invita lo staff tecnico del Lecce ad agire di conseguenza.
La tifoseria invoca il cambio dell’allenatore ma, a tal proposito, la dirigenza, (se ancora c’è!) ha fatto sapere che il tecnico non è in discussione e questa potrebbe anche rappresentare una buona base di partenza se non ci fosse il dubbio che il tecnico non si cambia perché non ci si può permettere di pagarne, poi, due. Siccome la situazione è quasi emergenziale, ritengo sia opportuno pensare da subito ad individuare uno schema di gioco credibile e fattibile per l’organico che ha il Lecce ed applicare sempre lo stesso sistema senza variarne mai il contenuto che non può essere recepito dai calciatori. Se tu in squadra hai Ibra o Del Piero, potrai anche dir loro che giochino terzini ma dovrai pure sapere che la loro classe è tale che, non solo non ti ubbidiscono, ma continuano a giocare come sanno fare, cioè bene, indipendentemente dei papocchi che vorresti proporre. In squadre come il Lecce o simili, non essendoci fuoriclasse nemmeno potenziali, bisogna assegnare il compitino facile perché si possa essere in grado di eseguirlo. Ne consegue che il Lecce dispone di ben 29 giocatori (è da più stagioni che diciamo essere troppi) dei quali ben 11 risultano essere centrocampisti ed allora va da sé  che un tecnico ha serie difficoltà ad individuare di volta in volta un centrocampo capace di applicare i suoi veri schemi (vds. Palermo con Giacomazzi, Grossmuller, Obodo, Piatti e Novara con Bertolacci, Giandonato, Strasser e Oliveira). Se ne deduce che sarebbe opportuno, se non doveroso, individuare le gerarchie ed attenervisi a queste in modo che lo schema rimanga lo stesso e che, ove fosse necessario sostituire per malanno qualcuno, entrasse il suo naturale sostituto.
Ma forse io non capisco di calcio e debbo accettare sempre le alchimie tattiche che gli allenatori, o meglio i “docenti” calcistici, ci propongono ogni settimana con regolarità e con i risultati che stanno sotto gli occhi di tutti. Ecco perché a Cesena ci saranno le forche caudine!