Giuseppe Cristaldi, classe 1983, vive a Parabita (LE). Nel 2007 pubblica il suo primo romanzo Storia di un metronomo capovolto (Libellula Edizioni), con nota di Franco Battiato. Nel 2008 prosegue il suo impegno civile pubblicando il docugramma

Un rumore di gabbiani – Orazione per i martiri dei petrolchimici (Besa Editrice) con un cameo filmico di Franco Battiato e prefazione di Caparezza. Coincide con l’uscita di quest’opera la sua prima esperienza in campo registico. Del 2010 è il suo romanzo Belli di papillon verso il sacrificio (edizioni Besa/Controluce), con prefazione di Teresa de Sio.
In Nefrhotel (CMEditore – Promo Music, 2011), attraverso lo sguardo di Kamal, orfano appartenente alla casta dei Newari, Giuseppe Cristaldi dipinge un affresco crudo e drammatico che trascina di forza il lettore a Kathmandu, capitale del Nepal.
Un tempo popolare luogo di ritrovo e meta obbligatoria per gli hippies, oggi Kathmandu è caotica babele, definita da una selvaggia e oscena crescita urbana e demografica.
E’ in questa realtà che operano spregiudicati “middle man”, broker dei reni che vendono organi umani a circa mille euro l’uno, convincendo i ragazzi della vallata a diventare donatori prezzolati.
A Kathmandu, la pratica della vendita degli organi si è sedimentata nel clima di scarsa legalità seguito alla fine della guerra civile che ha contrapposto per dieci anni esercito e guerriglieri maoisti. Nel clima di anarchia l’esercito, che controllava le aree urbane, e i maoisti, presenti invece nelle aree rurali, si sono macchiati di crimini contro la popolazione civile, facendo sparire i dissidenti e tutti coloro che al tempo denunciavano i fatti.
E’ un mercato cinico quello degli organi, in cui la domanda occidentale della salute a tutti i costi incontra l’offerta di chi non ha che la propria carne da vendere.
Lo sfogo di Kamal è un vomito silente che dà voce a un intero popolo sommerso, invisibile, fagocitato da un Occidente mai sazio. E’ un viaggio agli inferi, fra gironi di medici collusi, organizzazioni dedite alla mercificazione della vita, burocrati compiacenti, intermediari senza scrupoli e ricchi occidentali.
Sullo sfondo, un’umanità dolente, colpevole di povertà, sommersa da un silenzio di tacita accettazione.
Muto, in un consapevole silenzio, resta il chirurgo al quale Kamal si rivolge costantemente nel ripercorrere ogni faticoso passo di quel viaggio. Il prezzo del biglietto? La perdita dell’innocenza e della propria identità umana.
Kamal è un pinocchio al contrario: da bambino di carne a bambola rotta, burattino retto dai fili rossi della vergogna e della rabbia, in cui a sopravvivere rimane solo il sentimento improvviso della pietà come reincarnazione nel futuro.
Una prospettiva straniante per il lettore che si ritrova fra il rifiuto dell’orrore per la scelta del protagonista e l’impossibilità di non giustificarla.

Abbiamo incontrato Giuseppe Cristaldi per una breve intervista:

Nefrhotel sembra letteratura, invece è pura realtà. Un’inchiesta di Alessandro Gilioli per l’Espresso aveva tempo fa rivelato il problema del traffico di organi in India e in Nepal. Sembra quasi vi sia un velo di omertà e indifferenza da parte dei media quando viene affrontato questo argomento. Quali credi siano le ragioni di ciò?

Precludendo ogni retorica connessa alle reticenze dei media e alle loro scelte tematiche, io credo sia giusto soffermarsi sul concetto di ricerca della verità. Capire cioè quanto un articolo, un servizio, una denuncia siano un mero esercizio di ruolo e quanto un atto di responsabilità civile.
La scrittura, il dispositivo artistico in generale, in questo contesto dovrebbe porsi a strumento che innalzi la denuncia. Dovrebbe oltretutto imporsi di scandagliare dove i media stessi possono non essere giunti mediante la dimensione del proprio operato. Il traffico di organi è vomito incessante, è straziante, è scomodo, è vasto, ma basta il tasto di un telecomando per rimuoverlo. E’ questo l’oggi.

Confesso di non aver letto le tue opere precedenti. Lo stile di Nefrhotel a me sembra consolidato, maturo. Con estrema disinvoltura la tua scrittura passa da un registro colloquiale ad uno sarcastico, utile a rimarcare le scene più crude del racconto. Puoi dirci qualcosa riguardo la genesi e lo stile di Nefrhotel? E’ molto diverso dai tuoi precedenti lavori?
Kamal è un “Pinocchio al contrario”. L’effetto del tuo romanzo è quello di far sentire il lettore vittima e carnefice allo stesso tempo. Alla fine del libro senso di sconfitta e sconforto pervadono il lettore. E’questa la chiave di lettura di Nefrhotel?

Nefrhotel è diverso dai miei precedenti romanzi. Nello stile emerge da un lato, la fede alle ragioni della migliore lingua esistente, ovvero la lingua italiana. Ciò appare quasi in contrapposizione coi silenti processi di appiattimento linguistico a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni. Dall’altro la volontà di investire tutta la stratificazione culturale, tutte le categorie di lettori, soprattutto quelli meno affezionati a barocchismi e sistemi gaddiani.
Mentre nelle opere precedenti vi è un evidente squilibrio delle due componenti, in Nefrhotel si è raggiunta un’armonia.

Hai tenuto in giro per il paese reading del tuo romanzo, su musiche di Donatello Pisanello. Credi che operazioni del genere possano aiutare le nuove generazioni ad avvicinarsi alla lettura di un libro?

L’operazione è tesa all’esatto contrario. Nella consapevolezza che non tutti vedano nel libro un dispositivo adatto all’approfondimento di una data tematica, pur avendone reale interesse, nasce l’orazione da teatro civile o il reading. Ammetto una certa caparbietà in questo, tra l’altro supportata dal musicista Donatello Pisanello. Egli difatti, più che accompagnare la mia orazione ha creato una vera e propria music/azione della triste storia di Kamal. Ha rievocato la valle di Kavre attraverso soluzioni strumentali atipiche, ha intercalato motivi che si iniettano nell’emozione, avvalendosi di un altro bravissimo musicista: Angelo Urso (sax e contrabbasso).


La passione per l’audiolibro dilaga sul web. Hai pensato di pubblicare in versione audiolibro il tuo romanzo?

Questa è una decisione che spetterà al mio editore. Per quanto mi riguarda faccio riferimento a quanto detto prima circa la volontà di di diffondere una denuncia adottando tutti i canali possibili.

Sei stato presente al Pisa Book Festival, tra i più importanti eventi italiani dedicati al libro (quest’anno il P.B.F. vantava la partecipazione del Nobel per la letteratura Gao Xingjian). Come valuti questa esperienza? Ritieni che il mercato dei libri sia in crisi?

Il P.B.F. è stata un’esperienza molto positiva per me, pertanto sono molto grato a Corvino Meda Editore per l’opportunità concessami. Sì, il mercato del libro è in crisi, anzi no. Mi spiego: si sta estinguendo l’interesse verso la pura letteratura, verso i libri che rappresentano un microuniverso a se stante e che anche senza l’autore possono vivere incontrastati per decenni. Aumenta, invece, a dismisura l’acquisto di libri che non hanno rilevanza alcuna se non quella di essere il prolungamento di una sterilità innescata dai media odierni e da tutte le loro derive.

Ti ringrazio per il tempo dedicato.

Grazie a te Fabrizio.

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