Giorgia Santoro nota ed apprezzata musicista che attraverso la sua musica  “inventa, crea, comunica, usa le note come i colori di una tavolozza per dipingere una realtà sempre nuova”, si racconta in una breve intervista.

Aspettando il prossimo 27 Novembre dove nell’ambito della rassegna “Suoni a Sud” sarà presentato alle ventuno al teatro Paisiello di Lecce, il nuovo cd “ Entrance , dei Tran(ce)formation Quartet, composti da Giorgia Santoro, Adolfo La Volpe, Marco Bardoscia, Pippo Ark D’Ambrosio.

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?

Da sempre, da ancor prima che nascessi: mia madre è pianista, mio nonno suonava il mandolino e mia nonna mi svegliava tutte le mattine cantando…sono nata con la Musica e la Musica è stata la colonna sonora della mia vita, nei momenti gioiosi ma anche in quelli difficili; ogni ricorrenza, traguardo, ogni emozione è legata a lei.

Cos’è la musica per te?

La musica per me è “inventare”, “creare”, “comunicare”, “viaggiare”, attraversare luoghi inesplorati, usare le note come i colori di una tavolozza e dipingere una realtà sempre nuova perché la Musica non si ripete mai uguale: come noi, è una creatura meravigliosamente imperfetta. La Musica per me è “vivere”, “respirare”, “cercare” e trovare un luogo in cui sentirsi a proprio agio, significa trovare il vestito che ci calza meglio e scegliere quale metteremo in base al nostro umore, al tempo, ai compagni di viaggio, a quello che sto cercando e a ciò che mi fa stare bene. La Musica per me è il risveglio dei sensi, delle coscienze, è un mezzo straordinario attraverso il quale esprimiamo il (nostro?) senso della vita; è un linguaggio che ci caratterizza come un’impronta digitale: è l’impronta che, pur nella diversità di ogni esecuzione, segna la nostra “unicità”. La Musica, per me, è “psicomagia”, salvezza, libertà.

Come mai, tra i vari strumenti, hai scelto il flauto?

Perché era quello più vicino alla voce: ho sempre sognato cantare, e cerco di farlo attraverso i miei flauti.

Qual è il tuo pregio e il tuo peggior difetto artisticamente?

Il mio pregio la precisione, il mio peggior difetto…la precisione!

Come nasce una tua composizione? Che cosa smuove il tuo spirito creativo?

Ciò che mi ha sempre affascinata in un’opera d’arte è il processo creativo, l’idea madre, l’input generatore del tutto.
Nel mio percorso musicale (e di vita) sono sempre stata attratta da ciò che ci cela oltre la partitura, o forse ancor prima della partitura, l’afflato creativo, la scintilla emozionale, il germoglio da cui tutto nasce e si tras-forma, in un processo interiore imprevisto e imprevedibile, tanto affascinante quanto misterioso.
Il processo compositivo, appunto, con i suoi messaggi celati attraverso i simboli, le
architetture esoteriche, la perfezione delle forme geometriche, rappresenta la dimensione in cui il musicista, come uno sciamano, si muove liberamente rispondendo ai propri stati d’animo ed esprimendo “l’irregolarità ciclica” della natura. Nella mia esperienza di compositrice sono stata spinta a scrivere sempre in occasione di eventi dolorosi: è come se la felicità si esprimesse attraverso il suono e il dolore attraverso la composizione, che si trasforma a sua volta in suono in un procedimento che si ripete all’infinito: il dolore, attraverso la Musica subisce una metamorfosi e, in un certo senso, guarisce. In questo senso il musicista, come lo sciamano, può operare una guarigione magica.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo lavoro discografico?

Un po’ di anni fa ho avuto la fortuna di conoscere Adolfo La Volpe, musicista dalla sensibilità straordinaria e persona straordinaria. Dopo una lunga ricerca è nato il progetto Tran(ce)formation Quartet, un progetto di musica originale che si sviluppa sull’affascinante legame che unisce la musica improvvisata al misterioso fenomeno della trance. Nel luglio scorso è uscito “ENTRANCE”, il primo lavoro discografico del quartetto (che è composto da me ai flauti, Adolfo La Volpe alle chitarre, Marco Bardoscia al Contrabbasso e Vito De Lorenzi alla batteria) pubblicato dalla Leo Records, un’etichetta inglese che è da vent’anni un punto di riferimento per la musica improvvisata europea e mondiale, e che ha in catalogo lavori di artisti quali Sun Ra, Anthony Braxton, Cecil Taylor, Steve Lacy, etc.
Il 27 novembre presenteremo ufficialmente il disco a Lecce presso il Teatro Paisiello (ore 21), in occasione della rassegna SUONI A SUD  organizzata da Workin’ Produzioni musicali e Calliope Comunicare Cultura.
In quell’occasione il Tran(ce)formation Quartet sarà formato da me ai flauti, Adolfo La Volpe alle chitarre, Marco Bardoscia al  contrabbasso e Pippo“Ark” D’Ambrosio alla batteria e percussioni. Inoltre, avremo il piacere di avere come “special guest” il violoncellista-contrabbassista Paolo Damiani, nome di spicco nell’ambito jazzistico nazionale ed internazionale ed altri ospiti speciali: Orodè Deoro alla perfomance pittorica, Roberto Gagliardi al sassofono soprano, Francesco Massaro al clarinetto contralo e sassofono baritono e altre sorprese…

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Un altro disco! La Leo Records, infatti, ci ha proposto la produzione di un altro progetto discografico entro un anno!

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Vorrei ringraziare Voi per lo spazio dedicatomi e per l’importanza del lavoro che svolgete. Ringrazio tutti i musicisti, attori, danzatori, pittori e tutti gli artisti che ho avuto la fortuna di incontrare per aver colorato la mia strada e arricchito la mia anima.
Ringrazio infine tutti coloro che credono e sostengono la Musica ed ogni forma d’arte, vera poesia e unica salvezza dell’anima.

 

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