Foto Andrea StellaNella cornice chic della sede di Cibus in Piazza Mazzini a Lecce, in una serata di autunno freddo, Gianluca Pasca, Presidente dell’Associazione Kalos Manfredi Pasca, ha moderato l’incontro dedicato all’approfondimento della candidatura di Lecce a capitale europea di cultura per il 2019, con il sindaco della città di Lecce Paolo Perrone.

La Capitale europea della cultura è una città indicata dall’Unione Europea, scelta su candidatura, che in un anno deve mettere in mostra la sua vita, la sua economia,  il suo tessuto sociale, il suo sviluppo culturale, le sue bellezze e i modi in cui questi beni vengono tutelati dalle pubbliche amministrazioni. Diverse città europee hanno utilizzato questo arco di tempo per ripensare e riorganizzare la loro base culturale, e facendo così,  proiettarsi su livelli internazionali. Questa è un’occasione voluta dalla Comunità Europea, e lanciata il 13 giugno 1985 dal Consiglio dei ministri sulla spinta e sull’impegno di Melina Mercouri.
Come ben si deduce, l’elezione a città capitale di cultura comporta un crescente impatto culturale e socio-economico in termini di attrattive e accoglienza turistica.
Le città europee della cultura sono state individuate su basi intergovernative fino al 2004. Infatti gli stati membri operavano una soluzione tra le città più adatte ad ospitare l’evento e la Commissione Europea garantiva un “gettone” per le città selezionate ogni anno, una sorta di premio pecuniario successivo all’elezione, che oggi ammonta a un milione e mezzo di euro. Cifra relativamente irrisoria se si pensa a quanto deve essere convolto e investito da una città che abbia come obiettivo il mantenimento dell’elezione a capitale di cultura in ambito europeo.  Attualmente con la Decisione 1622/2006/CE, l’azione comunitaria circa la manifestazione «Capitale europea della cultura» per gli anni dal 2007 al 2019 è stata aggiornata quanto alle modalità ed alle procedure.
Quello che si è cercato di capire nell’incontro di ieri, con l’aiuto di Gianluca Pasca e i chiarimenti di Paolo Perrone, è se ora Lecce, con il Salento tutto, sia in grado di essere o diventare un punto di riferimento europeo come modello virtuoso di economia, politiche sociali e iniziative culturali.
La proposta è nata da un gruppo di operatori culturali leccesi, e ora si è nella fase preliminare in cui avviene la valutazione delle caratteristiche e delle prerogative necessarie per la candidatura. L’Italia verrebbe rappresentata da una città che, dopo Torino, Firenze e Genova, potrebbe per la prima volta spostarsi verso il Meridione. Candidate sono Matera, che sta lavorando a un progetto impegnativo e ambizioso che vede il coinvolgimento attivo di Provincia e Regione, Bari e Brindisi. Anomalia fortissima la proposta di tre città pugliesi che mettono in discussione il sostegno che la Regione potrebbe dare alla candidata, in quanto sono ammesse proposte sovracittadine, che si aprono al territorio limitrofo che rappresentano (il caso di Ravenna e della Romagna), ma non regionali: la scelta, pertanto, è obbligata.
Secondo il primo cittadino, nonostante le scoraggianti opinioni di chi non ritiene Lecce all’altezza, la città ha quel fermento culturale, storico e identitario che le permette di redigere un dossier che possa poi avere nel tempo ricadute economiche e culturali positive, riconoscendo nella cultura una risorsa e opportunità di crescita, un pensiero sopra l’immaginazione, un evento strabiliante, che però va costruito con il sostegno indispensabile di enti e privati. Non una passiva constatazione delle buone pratiche in atto, della mappa dei monumenti, ma un’azione propositiva da costruire.
La pecca evidente è la quasi totale assenza di infrastrutture che invece sono valore aggiunto per Bari e Brindisi, Lecce vive ancora situazioni paradossali che non incoraggiano quella vocazione turistica determinante per la nostra economia: la partecipazione al potenziamento dell’aeroporto di Brindisi Casale, e la successiva perdita di tratte, l’aumento dei binari ferroviari e il taglio di molti treni da e per Lecce.
Perrone racconta anche della sua sfiducia rispetto alla possibilità di sostegno economico da parte della Regione, che nel tempo ha dimostrato di favorire evidentemente Bari, finanziandone attività culturali in certi casi meno meritevoli di quelli leccesi. Parla di “abisso”, Perrone, tra i finanziamenti destinati a Bari e quelli destinati a Lecce, e noi dalla nostra parte dobbiamo cercare delle garanzie per condividere, eventualmente, un progetto col capoluogo.
Grande occasione per Lecce, dunque, l’idea di un evento della durata di un anno che sosterrebbe un’impresa culturale con un ritorno sufficiente a creare una ricchezza diffusa e non solo relegata a certi settori. Le risorse devono venire dal territorio stesso, dalle opportunità di investimento dei privati, superando gli individualismi, virus ammorbanti che declassano i salentini troppo spesso, proponendo un progetto che della coordinazione fa il suo punto forte.
In definitiva, per candidarci a capitale di cultura, qualora ci ritenessimo capaci e meritevoli, è necessario il supporto più alto di Regione e Provincia, e infine, ma non per ultimo, di una bella, bella idea.



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