Tartaruga palustre americana (Foto di Sandro Panzera)L’idea di tenere in casa un animale “inconsueto” piaceva anche a me, lo confesso. Non parlo solo della mia tenera età, anche fino a qualche anno fa desideravo allevarne qualcuno. I miei sentimenti, purtroppo, andavano a braccetto con la voglia di far vedere agli altri l’animale in questione come se fosse stato, e per me lo era, un motivo di vanto.

Possedendolo avrei senza dubbio conquistato l’interesse dei compagni di scuola e di coloro con i quali uscivo il pomeriggio. Per fortuna, l’amore per gli animali, quello vero, si fece sentire dopo un bel po’ di silenzio. In tal senso, la mia adolescenza è stata come un lungo letargo: nella mia testa viaggiava di tutto, ma non il valore che qualsiasi forma animale potesse avere sulla Terra, nonostante vivessi con un pastore tedesco al quale ero molto affezionato. Cominciai, allora, a riconsiderare tutto quanto, pensando che sarebbe stato egoista tenere particolari specie animali solo per la soddisfazione di mostrarle a qualcuno. Ignorando, cosa ancora più grave, l’indole della creatura e tutto quello di cui ha veramente bisogno per vivere. Nemmeno a conoscere le conseguenze che la natura stessa dell’animale può comportare. Comunissima è ormai la storia delle tartarughe palustri americane “nane” che, invece, raggiungono “incredibilmente” dimensioni tali da non essere più gradite dai proprietari o ancora del carattere particolarmente irascibile del furetto, animale d’allevamento, ma pur sempre stretto parente di faine e tassi. Casi in cui diviene difficile gestire l’animale in appartamento e che spesso si risolvono, purtroppo, con l’abbandono. Il fenomeno per gli esotici è, però, ancora più complesso rispetto a quello dei nostri più comuni amici a quattro zampe. Lasciare iguane o pitoni, tanto per citare i più gettonati, significherebbe anche per loro morte certa. Animali a sangue freddo, per di più adattati a climi più caldi e umidi del nostro, non riuscirebbero infatti a sopravvivere neanche un giorno. Altri, invece, potrebbero riuscirci, contendendo agli animali locali spazio e cibo. Divenendone, spesso, anche predatori. Per non parlare poi delle malattie “esotiche” alle quali gli animali selvatici salentini non sono preparati. Tutto per l’ignoranza e l’incoscienza di chi si limita a seguire una “moda” e se ne disfa nel modo peggiore.

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