La manifestazione di Nardò – dichiara il consigliere regionale Antonio Maniglio – merita una risposta da parte della politica. Non per fare i Masaniello di turno e promettere l’impossibile, come pure è accaduto – e non solo nella citta neretina, ma per dare una risposta che coniughi bisogni dei cittadini e concretezza della proposta.

I vincoli del piano di rientro, tanto per essere chiari, sono ineludibili e la riduzione dei posti letto, oltre che fissata dalle linee guida del ministero, è una delle condizioni perché i pugliesi non subiscano un taglio di quasi 500 milioni di euro.

Le ragioni di Nardò però, ben espresse dal vescovo Caliandro e dal sindaco Risi, oltre che migliaia di manifestanti, sono incontestabili.

E se è vero che il declassamento del nosocomio neretino iniziò con Fitto questo non è un buon motivo per completare l’opera e chiuderlo definitivamente.

Nardò è la seconda città del Salento, nel periodo estivo sono decine di migliaia i turisti che villeggiano sulla costa e nell’entroterra, i collegamenti con l’ospedale più vicino (Copertino) non brillano in termini di rapidità e sicurezza stradale.

Se questi sono i presupposti la proposta risolutiva non può stare nella difesa dell’esistente.

Ecco perché penso e proporrò all’assessorato alla sanità, con un ordine del giorno da discutere in consiglio regionale,  che il nuovo ospedale intercomunale da costruire con i fondi per l’edilizia sanitaria, già disponibili, sia quello di Nardò, Copertino, Galatina.

Stiamo parlando non di un ospedaletto che abbia le quattro  specialità fondamentali (medicina, chirurgia, ostetricia e ortopedia), come pure avevamo scritto nel defunto piano della salute,  ma di una struttura moderna, con tutti i reparti e con servizi ormai indispensabili per curare le urgenze (Utic, rianimazione, neonatologia, ecc…), con macchinari e tecnologie all’avanguardia.

In sostanza un ospedale che, accorpando Galatina-Copertino-Nardò, diventerebbe un centro di  riferimento provinciale al pari del “Fazzi” di Lecce.

L’idea di localizzare i fondi per l’edilizia sanitaria su Scorrano-Maglie-Poggiardo,  di cui ho letto sulla stampa, mi pare assai debole. (A proposito, chi, quando e in base a quali motivazioni si è assunto un simile orientamento?).

Anzitutto perché il bacino degli utenti è notevolmente inferiore a quello di Nardò-Copertino-Galatina (e Galatone); comuni sopra i 30 o i 15mila abitanti.

In secondo luogo perché la struttura di Scorrano, potenziata e ampliata, geograficamente centrale in quell’area e già dotata di servizi avanzati, può corrispondere all’esigenza di un moderno ospedale intercomunale.

Questo è la soluzione concreta e praticabile in grado di risolvere il nodo dell’ospedale di Nardò. Non si tratta di rivendicare  una struttura sottoutilizzata sotto casa,  ma di realizzare un nosocomio che è in grado di curare rapidamente e in tutta sicurezza i pazienti anche per patologie serie, e corrispondere in tal modo al bisogno di salute dei cittadini.

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