Foto Andrea StellaA quanto pare – afferma l’ On. Teresa Bellanova – le rassicurazioni di Mantovano non hanno rassicurato un granché. È passato solo un mese dalla presentazione della mia interrogazione in merito all’eventualità, paventata da alcuni organi di stampa, circa la chiusura

di alcune sedi della Direzione Investigativa Antimafia, tra cui la sede di Lecce ed altre del meridione. In quell’occasione, a stretto giro, arrivò il “telegramma” perentorio dell’allora Sottosegretario all’Interno, On. Alfredo Mantovano: “Non esiste alcuna ipotesi di chiusura della DIA di Lecce”. Stop.
Il dato di fatto è che tra le strutture maggiormente penalizzate dal governo di cui Mantovano faceva parte, in termini di risorse umane e professionali, figura la DIA, fortemente voluta da Giovanni Falcone e istituita nel 1991. Ma nonostante la riduzione di fondi passati dal 2001 a oggi da 28 a 15 milioni di euro, grazie alla professionalità degli operatori DIA, sono in aumento i risultati conseguiti in materia di monitoraggio degli appalti e di sequestri che, dal 2009 al primo semestre 2011 hanno raggiunto l’importo di 5,7 miliardi di euro di beni sequestrati e 1,2 miliardi di euro di beni confiscati.
Credo, quindi, non sia un caso se, a margine della presentazione dell’ennesima brillante operazione della DIA, oggi si aggiunga anche il Procuratore Motta a farmi buona compagnia in quella preoccupazione. Se un addetto ai lavori di questo calibro, direttamente interessato, rilancia l’allarme su quel rischio diventa evidente a tutti come quel “telegramma” di Mantovano rientrasse nella nota strategia della negazione, senza se e senza ma, di quel Governo il cui fallimento è stato oramai universalmente riconosciuto.
L’auspicio è che il nuovo Governo possa invertire quella rotta scellerata, in modo da non lasciare sguarnito il contrasto alla criminalità organizzata in una terra che continua ad essere obiettivo delle mafie.