“La vicenda della nuova Questura di Lecce è la cronaca di un fallimento annunciato. Oggi siamo al crollo di quel castello di carte che per anni è stato sventolato come una bandiera, a turno, da diversi esponenti del centrodestra locale e nazionale. Una bandiera che oggi vediamo definitivamente ammainare, a danno esclusivo dei lavoratori della Polizia di Stato.

Era il 17 maggio 2008 quando sugli organi di stampa apparve il primo annuncio, in cui si indicava in tre anni la scadenza massima entro la quale si sarebbe dato corso al progetto. A questo altri annunci “in pompa magna” sarebbero seguiti nel corso dei successivi tre anni, per voce di diversi esponenti del Governo in occasioni di celebrazioni ufficiali, quali ad esempio, la Festa della Polizia. A luglio scorso era stata diffusa la certezza che entro due anni la nuova Questura di Lecce avrebbe visto la luce. Intanto però, i lavori di manutenzione che la Provincia di Lecce, proprietaria dello stabile attualmente in uso alla Questura, aveva inizialmente previsto sono stati cancellati.

Più volte sono intervenuta, in tutti questi anni, per denunciare l’avventatezza di questa sequela di annunci e oggi purtroppo è proprio Mantovano a darmi ragione. Ma non trovo nessuna soddisfazione in questo, perché oggi diventa certezza che gli operatori di Polizia, da un lato, continueranno a rimanere “accampati” in quel rudere di edificio che li ospita e che, dall’altro, delle risorse, che avrebbero potuto restituire un poco di ossigeno all’economia locale e ai lavoratori coinvolti, sono andate forse definitivamente perse.

Oggi, come prima cosa, sarebbe il caso che la Provincia riconsiderasse la decisione di cancellare i lavori di manutenzione della sede attuale della Questura. Per il domani, invece, l’unico spiraglio che resta ancora aperto è proprio in quelle parole con cui si chiude quel ridicolo j’accuse dell’ex Sottosegretario all’Interno: “ci penserà chi verrà dopo”. Ecco, considerato che è quasi impossibile fare peggio di chi è venuto prima, probabilmente qualche residua speranza esiste ancora.” ha spiegato in una nota personale l’on. Teresa Bellanova

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