Foto Antonio Castelluzzo26 anni di carcere al boss della Scu Salvatore Caramuscio, meglio noto come Scaramau, che sta già scontando l’ergastolo, e 15 alla moglie Simona Sallustio: queste le condanne inflitte

dal collegio della prima sezione penale del tribunale di Lecce presieduta dal giudice Stefano Sernia, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Remetior” che il 16 luglio dell’anno scorso portò all’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare. Sono gli unici ad aver scelto di essere giudicati con il rito ordinario perché il resto del gruppo è stato già giudicato e condannato in abbreviato.
Gli arresti, eseguiti dagli agenti della squadra mobile di Lecce, sgominarono un presunto clan criminale che avrebbe fatto capo proprio a Scaramau, in manette dal marzo del 2009, dopo una latitanza di oltre sei mesi.
Il gruppo malavitoso, che avrebbe fatto capo proprio a Scaramau, secondo la ricostruzione dell’accusa, era dedito a varie attività criminali, tra cui l’estorsione, l’usura, il traffico di droga, la detenzione di armi da fuoco e la di gestione di bische clandestine. L’obiettivo del clan, che agiva tra fra Lecce, Surbo, Squinzano e Trepuzzi, sarebbe stato il controllo di numerose attività economiche per arrivare anche a ostacolare il libero esercizio del voto. Ipotesi, quest’ultima, emersa dalle intercettazioni telefoniche e ambientali.
I due imputati sono difesi dagli avvocati Paola Vestito e Pantaleo Cannoletta.

 

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