Nel cuore della città, la notte è buia, silenziosa, solitaria … porta consiglio? Chi può dirlo?
Una ragazza di periferia, non una qualunque, una che non è più!

Le lenzuola compivano giri vorticosi; e il piumino era riverso, ora da un lato, ora dall’altro: non era una notte quieta.
All’improvviso, si udì uno sparo: lento, aereo, diritto … nel petto.
Veronica smise di agitarsi, la sua folta chioma con lei, la mano sul cuore.
Poté avvertire nettamente delle dita, qualcuno che le chiudeva gli occhi e le sussurrava, sedendole accanto: “Shhhhhtttt!!! È tutto passato”.
Gli attimi trascorrevano all’unisono coi battiti del cuore, solo attimi. Veronica si alzò, quella mano non c’era più, c’erano solo lei e le stanze di casa.
Ansiosa di trovare quella mano, iniziò ad aprire tutte le porte del suo appartamento, ritta, in piedi, come se nulla fosse mai successo.
“Sei qui? C’è nessuno?” – chiese, dirigendosi in cucina.
“Ci sono io!” – le rispose una bambina – “Sto preparando un dolce da portar via. Ne vuoi un po’?”.
“Lo prenderei volentieri, ma se me ne dai, non sarà più come prima e lo rovinerai. A chi vuoi darlo?”.
“A te. Io parto, scappo di casa, ma tu mi sei simpatica! Sei esattamente come voglio diventare da grande”
“Si?”.
“Si”.
“Ma da cosa, o, da chi scappi?”.
“Da chi non mi vuole realmente bene e vuole farmi diventare quello che non voglio. Io voglio libertà!”.
“Ma sei piccolina, qualcuno si dovrà prendere cura di te!”.
“Io, o tu, se vuoi”.
“La seconda, è meglio!” – mentre pensava: “Così, magari, la porto alla polizia. Da lì decideranno il da farsi. Chissà come si è trovata in casa mia!”.
Uscirono, Veronica la portò alla polizia, ma, intanto, la bambina, cammin facendo, era cresciuta, ed era sparita con un ragazzo che venne a prenderla, a toglierle la mano dalla sua.
Cercandola, si ritrovò nuovamente in casa, con un’altra porta da aprire e la bimba, ormai donna, in un angolo lontano, triste e in lacrime. Il grande amore, quello che doveva cambiarle la vita, era stato solo una grande ferita e Veronica non riuscì a tenderle la mano, era troppo lontana dalla sua strada.
Dispiaciuta, e volta indietro, inavvertitamente aprì il soggiorno.
“Perché non riesco a trovarti mano sconosciuta?”.
“Perché non è qui, e poi non stai cercando bene, come sempre!”.
“E tu chi sei?”
“Un bambino molto curioso, che non sapeva dove andare, così sono venuto qui”.
“E come sei entrato?”.
“Dalla porta, che domande!”.
“Ma …” – voltandosi verso l’ingresso – “… è chiusa!”.
“Certo, vorrei ben vedere! Tu lasci mai la porta aperta?”.
Piena ancora di punti interrogativi, il bambino la prese per mano e lei iniziò a camminare con lui, senza rendersene conto.
Dove la condurrà questo bambino? E la bambina? La rivedrà ancora?
Lo sapremo nella prossima puntata.
Fine della prima parte
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale

Gabriella De Carlo

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

quattordici + 17 =