Foto Antonio CastelluzzoTutto esplose con un colpo di pistola nello storico palazzo del Banco di Napoli, nel centro di Lecce. A puntarsi una calibro 7.65 alla tempia fu il conte Giuseppe Alberti di Catenaya, in un pomeriggio del novembre del 2000.

A distanza di undici anni arrivano le condanne per gli imputati coinvolti quel maxiammanco da circa 20 miliardi delle vecchie lire nelle casse dell’istituto di credito, che il nobile, funzionario di banca e imprenditore dalle inestimabili ricchezze, avrebbe voluto in qualche modo occultare.

Proprio sua moglie Anna Tonia Resta è stata condannata a 5 anni di carcere. 5 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Giacinto Bianculli, ex impiegato del Banco di Napoli, che avrebbe aiutato il conte nelle sofisticate operazioni contabili irregolari. A 4 anni è stato invece condannato il commercialista Carlo Frisullo, amministratore della Hippogryphus. Gli altri imputati sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato. Si è concluso così il processo scaturito dall’operazione “Black holl” (“buco nero”) davanti al collegio della prima sezione del tribunale di Lecce, presieduti dal giudice Silvio Piccinno. Gli imputati erano accusati a vario titolo di riciclaggio, appropriazione indebita, truffa e falso. Avrebbero aiutato il Conte Alberti di Catenaya a “ricollocare” e “reinvestire” il denaro sottratto alle casse del Banco di Napoli attraverso migliaia e migliaia di operazioni contabili spesso regolari, “per non destare sospetti”, ma il più delle volte irregolari. Operazioni “sofisticate”, perciò difficili da decifrare, che i militari della Guardia di Finanza, hanno esaminato attentamente con l’ aiuto di consulenti. Il Conte, secondo l’accusa, sarebbe riuscito a sottrarre in particolare l’ ingente quantitativo di denaro che la Camera di Commercio di Lecce avrebbe dovuto accreditare alla Banca d’ Italia, ma che transitava sui conti del Banco di Napoli, istituto di credito che fungeva da intermediario. Abilmente Giuseppe Alberti di Catenaya, con la complicità di Bianculli, avrebbe fatto confluire le cifre a otto zeri su un conto aperto in un ufficio postale della città. Restano sotto sequestro i suoi beni, dal valore inestimabile.

 

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