Affiorano molti ricordi; il Lecce va in campo all’Olimpico con un carico di ricordi recenti e datati; carico pompato alla massima pressione per l’intera settimana che ha preceduto questo Roma-Lecce.

Parata di ex: Di Francesco, Bertolacci, Julio Sergio, Corvia e il famoso 2-3 della passata generazione: gioverà? E’ tutta merce che può conferire la carica o fare brutti scherzi; il campo dirà.
Non fa un granchè questa Roma giocoliera e giocherellona per impensierire i giallorossi salentini; il copione sembra barcellonesco ma con interpreti parecchio lontani dai Messi e dagli Iniesta, per cui Carrozieri e compagni non devono dannarsi l’anima per proteggere l’ inoperoso Julio Sergio: D’altra parte non spetta al Lecce il compito di “fare la partita”; deve aspettare che la fiondata giusta raggiunga Corvia, punta solitaria. Di Francesco tiene Cuadraro molto basso e tre del centrocampo a stretto contatto con il pacchetto difensivo che in fase di non possesso si schiera con il cinque più due così che la Roma si impantana nella densità difensiva.
Ma al 25° la densità si dissolve: Cuadrado non chiude su Taddei imbeccato lateralmente da De Rossi, nè a centro area si monta l’opportuna guardia all’irrompente Pjanic che raccoglie il cross ed infila l’uno a zero. Bojan, al 30°, riesce a ciccare una palla che chiedeva soltanto di essere sospinta nella porta sguarnita; la Roma trova qualche spazio perchè Cuadrado ha preso a “salire”. Per chiudere su Osvaldo, Julio Sergio esce fuori area col piedone scontrandosi con Carrozieri che esce in barella: distorsione alla caviglia, un guaio che chiama in campo Brivio. Il Lecce prende ad uscire dal guscio iniziale; lo fa articolando la manovra, supportandola con l’avanzamento di Olivera, Grossmuller e Bertolacci.
La ripresa presenta formazioni immutate ed un Lecce più propositivo, voglioson di riordinare il risultato; il raggio d’azione di Cuadrado si accorcia, complici, probabilmente, gli innumerevoli fusi orari scavalcati negli ultimi dieci giorni; la Roma può tessere la sua ragnatela e trovare con Gago, dopo otto minuti, un destro niente male, ma non irresistibile, che batte Julio Sergio per la seconda volta. E meno male che di li’ a poco Lamela decide di graziare il Lecce divorandosi un gol quasi maturo: Il Lecce sta mollando la presa, la Roma fa quello che vuole, ma questa facilità nel perforare la difesa salentina la spinge a strafare e dunque ad allentare la morsa difensiva, cosa di cui approfitta al 16° Bertolacci per accorciare le distanze: due a uno ed il Lecce ritrova spirito e voglia. Dopo aver divorato la terza palla gol esce Bojan; entra per ovazione Francesco Totti.
25°, sussulto di Cuadrado: lascia partire un destro radente che sfiora il secondo palo. La ripresa è pertanto di gran lunga più godibile della prima frazione; è impreziosita da una fantastica sforbiciata di Osvaldo, un gol, minuto 30, che l’arbitro non convalida per fuorigioco inesistente: il gol è bellissimo e buono!
Gioca anche il Lecce mettendo in campo tutta la volontà di cui è capace, crea qualche situazione di pericolo, ci prova fino al termine senza tuttavia riuscire a raddrizzare il risultato che in ogni caso la Roma ha meritato.
Vince dunque per due a uno la Roma lasciando di nuovo il Lecce nella zona precaria della classifica.

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