Speravamo fosse finita e invece ancora oggi assistiamo a casi di malattia tra i militari italiani per possibile contaminazione da uranio impoverito. Era il 24 marzo 1999 quando scoppiò la guerra del Kosovo, che portò i militari italiani lontano dalle loro case e ancora oggi alcuni ne pagano le conseguenze.

Tra i soldati che hanno partecipato alla guerra sono stati riscontrati alcuni casi sospetti di leucemia. Il 22 dicembre 2000 è stata insediata una commissione, presieduta dal Prof. Franco Mandelli , con il compito di accertare tutti gli aspetti medico-scientifici dei casi emersi di patologie tumorali nel personale militare impiegato in Bosnia e Kosovo. Diversi studi sono seguiti affinchè si potesse dare un’analisi più dettagliata del caso tra i militari che hanno compiuto almeno una missione in Bosnia e/o in Kosovo tra il dicembre 1995 e gennaio 2001. Oggi sono quattro i nuovi casi che vengono denunciati da Bruno Ciarmoli, legale dell`Associazione Vittime Uranio, attraverso il blog Vittimeuranio.com, tra cui un cittadino leccese, un maresciallo dell`Aeronautica di 37 anni, di Lecce, ma in servizio a Roma, combatte contro un linfoma di Hodgkin scoperto recentemente e per caso dopo una missione in Kosovo nel 2002. Un duro colpo per il quale ha dovuto rimandare anche il matrimonio. Altri casi sono un brigadiere quarantenne dei Carabinieri, di Lucca, in servizio presso la Compagnia di Pisa. Dopo alcune missioni in Kosovo all`uomo è stato diagnosticato un tumore al sigma. Un 37enne di Scafati, militare presso la caserma di San Giorgio a Cremano (Napoli) è affetto da una grave forma di cancro che interessa i bronchi e la pleura. Un 33enne di Sassari, ha subito l`asportazione di un testicolo, di un rene e di linfonodi, ma anche un trapianto di cellule staminali dopo aver prestato servizio nel ‘96 nel poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna.
“In molti casi – lamenta l`avvocato – gli organi della Difesa hanno negato qualsiasi forma di risarcimento in quanto le patologie non sono risultate dipendenti da causa di servizio, ma in alcuni casi commissioni di verifica diverse hanno dato esiti contrastanti, così come sembrano contrastare le numerose norme che dovrebbero regolare la delicata materia. Tutto questo – conclude – mentre la commissione parlamentare di inchiesta si interroga su come scongiurare la perdita di oltre 24 milioni sui 30 destinati alle vittime. Fondi che potrebbero essere persi se non impegnati entro la fine dell`anno. Anche per questo l`associazione ha chiesto l`intervento del nuovo ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, per fornire assistenza concreta ai malati, spesso vittime anche dell`”eccessiva burocrazia”. Secondo l`associazione i militari malati sono oltre duemila, più di 200 infine quelli deceduti negli ultimi anni.

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