Foto Antonio CastelluzzoIn mano sono rimasti con un pugno di mosche. I 720 operai dell’Adelchi tornano da Roma stanchi e con un senso di sconfitta. Il tavolo convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico non ha partorito ciò che loro si aspettavano.

Non ci sarà il licenziamento, le cui procedure sarebbero state riavviate dall’azienda nelle prossime ore. Ci sarà solo, ancora, cassa integrazione regionale in deroga, con una decurtazione progressiva che a partire dal 1’ agosto ammonterà addirittura al 40%. La mannaia si vedrà sull’erogazione dell’Inps: per ogni mese si perderanno sulla già magra busta paga all’incirca 300 euro. Di certo c’è che il Mise non ne ha voluto sapere di tornare ad erogare cassa integrazione ministeriale, via impraticabile, visto che il Gruppo Adelchi non ha intenzione di rilanciare la sua produzione. Solo per la capogruppo “Nuova Adelchi spa”, che si trova in concordato preventivo, il Ministero del lavoro disporrà la cassa integrazione straordinaria.  “Certo, si tratta di una soluzione tampone per i 720 lavoratori al quarto anno di cassa integrazione in deroga- commenta la Vice Presidente della Regione Puglia Loredana Capone- ma il numero elevato di lavoratori coinvolti e la crisi drammatica dell’azienda, al momento, non permettono di fare altro che tirare un sospiro di sollievo per il risultato conseguito”. Risultato che si riferisce soprattutto all’estensione dell’Accordo di programma del 2008 anche agli operai Adelchi, tant’è che in Via Capruzzi sono già state depositate due manifestazioni di interesse in tal senso da parte di altrettante imprese. Il loro obiettivo è assorbire circa 80 maestranze tricasine per avere in cambio incentivi economici. Ma, su queste imprese, i funzionari del Mise sembra abbiano fatto spallucce, poiché soprattutto la Iacobucci avrebbe già abbondantemente attinto a soldi pubblici. “Per questo- incalza il numero uno di Palazzo dei Celestini, Antonio Gabellone- è stato chiesto al Ministero di fare pressing su Invitalia, affinché valuti subito le proposte di accesso ai 40 milioni di euro disponibili nell’Accordo di Programma”. Di sicuro, al di là della cauta soddisfazione espressa da Cgil, Cisl e Uil, rimane l’amarezza degli operai. Ad averlo colto è stata la deputata del Pd Teresa Bellanova, che ha parlato “dell’ennesimo viaggio della speranza verso un lavoro che ad oggi appare sempre più lontano”. Adesso, sì, si tornerà e si sottoscriverà la nuova deroga alla cassa integrazione. Il dramma, sulla carta, rimane sospeso per un altro anno e mezzo. Per i lavoratori, nella realtà, si ripresenterà puntuale tutti i giorni.

 

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