Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

La fiducia in se stessi

Mostrare capacità di ridere di sé, di ironizzare su se stessi, di prendersi in giro di fronte agli altri non è un voler cadere per autolesionismo nel ridicolo, significa piuttosto accettazione di sé al punto da scherzare sui propri limiti, su alcuni aspetti del proprio carattere, del proprio fisico. La capacità di ridere di sé è un test, che dimostra che la persona ha fiducia in sé. Certamente un ridere di sé che non sia ad ogni occasione, ad ogni piè sospinto per mettersi in mostra e imporre se stessi; si intende un ridere di sé in modo discreto, un prendersi in giro con nonchalance. Una persona così, che si pone con disinvoltura e serenità emotiva di fronte a se stessa, è una persona che ha grande fiducia nelle sue capacità, in ciò che è, in ciò che fa.
Si dice: senso di autoefficacia positivo, e riguarda le convinzioni che ci siamo formati sulle nostre capacità. Per esempio: la capacità di instaurare una relazione affettiva con gli altri e di mantenerla; di svolgere un compito; di realizzare qualcosa che abbia  un senso; di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo. Queste convinzioni ovviamente influenzano ciò che pensiamo di noi stessi e quindi se ci accettiamo o non.
Ma da dove nasce questo senso di autoefficacia positivo, questa fiducia in se stessi che ci fa vivere meglio di altri, che ci pone di fronte agli altri senza timori, che ci permette di affrontare i problemi che la vita ci presenta continuamente lungo il cammino, ad ogni svolta; soprattutto che ci dà la forza del recupero, della ripresa, della lotta?
Le origini sono da ricercare nei  nostri successi, in quelli degli altri, in ciò che gli altri mostrano di aspettarsi da noi. Purtroppo anche nelle condizioni emotive e fisiologiche.
I nostri successi: un valido senso di autoefficacia si forma quando le esperienze di successo hanno richiesto uno sforzo continuo, una dura fatica. Quando abbiamo la sensazione che abbiamo conquistato qualcosa, che abbiamo superato le difficoltà.
Se siamo abituati a successi facili, a continui risultati positivi nelle nostre realizzazioni, non saremo in grado di affrontare gli eventuali insuccessi, e saremo pronti a scoraggiarci facilmente. Se poi accade il contrario, che per una serie di motivi e di condizioni, raramente abbiamo successo in ciò che facciamo, allora ci costruiremo un senso di autoefficacia negativo: la fiducia in noi sarà nulla.
I successi degli Altri: quando gli Altri rappresentano dei modelli per noi ( per esempio un genitore, un fratello maggiore ), le loro esperienze si ripercuotono su di noi e i loro successi o insuccessi rafforzano o indeboliscono la fiducia che abbiamo in noi stessi.
In ciò che gli altri dimostrano di aspettarsi da noi: chi è abile nel potenziare l’autoefficacia negli altri non comunica soltanto valutazioni positive ma predispone anche le condizioni per il successo. ( Il discorso sugli effetti dell’ aspettativa è stato già accennato qui in un precedente articolo).
Gli stati emotivi e fisiologici: stanchezza fisica, stress, dolori, salute che vacilla e malattie, che ci affliggono,  chiaramente incidono sulla fiducia e sulla nascita di un senso di autoefficacia positivo.

Noi elaboriamo tutte queste informazioni che riceviamo dalle nostre esperienze, dirette e indirette, e in questo modo ci formiamo le aspettative che abbiamo di noi stessi, e ci immaginiamo vincenti o perdenti. Naturalmente ci sono delle conseguenze: per esempio la motivazione a fare e realizzare, e la voglia di rischiare si rafforzano o si indeboliscono. E se si indeboliscono  in agguato ci sono l’ansia e la depressione.

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