Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso

di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Le frasi che uccidono

Alcuni pensieri rovinano la nostra vita. Frasi come queste: Come sempre, non ce la farò. E’ troppo facile, per questo mi è riuscito. Per forza! Sono stato aiutato. Parole che dimostrano perdita di autostima e che contribuiscono ad azzerarla. Oppure frasi come queste altre:Se proprio voglio, imparo queste cose in quattro e quattr’otto.Volere è potere!Tanto io sono fortunato!Che dimostrano un’autostima esagerata. Un’eccessiva fiducia in noi stessi che ci fa compiere azioni che possono facilmente tradursi in insuccessi.
Sono tutte frasi che uccidono e dobbiamo imparare per prima cosa a riconoscerle, poi a difenderci. Perché mirano a colpirci, a farci del male, a predisporci alle sconfitte.
Non è difficile: appena “sentiamo dentro di noi”frasi simili a quelle di sopra, come se fossero dette da qualcuno che è dentro di noi, che ci sorveglia e giudica, fermiamoci un attimo, e chiediamoci prima di tutto se corrispondono al vero, o se sono esagerate ed enfatizzano aspetti che hanno poco a che fare con le nostre capacità. Poi analizziamole per vedere se veramente corrispondono alla nostra esperienza, intendendo non solo la nostra esperienza personale, di cose che ci sono accadute, ma anche l’esperienza che abbiamo delle vicende altrui. Chiediamoci se questo qualcuno che “parla dentro di noi” vuole veramente aiutarci, darci dei suggerimenti, oppure vuole proprio, al contrario, farci cadere. Si chiama autolesionismo, ed è subdolo.
Esamino questa frase:Tanto io sono fortunato!(O sfortunato). Le conseguenze sono le stesse. Fare ricorso alla fortuna-sfortuna sposta il “luogo del controllo”. Se esaminiamo noi stessi e le nostre capacità con un certo grado di realismo e di serenità, ci possiamo rendere conto per esempio se una cosa siamo in grado di farla oppure no. Se siamo in grado,ci impegniamo maggiormente a realizzarla; altrimenti decidiamo se imparare oppure lasciar perdere. Questo significa “controllarci”:il luogo in cui avviene questo controllo è in noi.  Se invece rivolgiamo all’esterno la nostra attenzione, a ciò che accade per esempio agli altri, e concludiamo che le capacità dell’individuo non hanno nulla a che fare con ciò che gli accade nella vita, allora ci abbandoniamo al “caso” che non possiamo controllare:in questo caso il luogo del controllo sarebbe fuori di noi. Che significa tutto questo in due parole? Che frasi come: Tanto io sono fortunato! Non vale la pena sforzarsi, le cose vanno come devono andare. Non è mai colpa mia, sono delle scuse; significano che non riconosciamo le nostre responsabilità, che tiriamo i remi in barca, che siamo pusillanimi, vigliacchi, che il nostro atteggiamento è quello del perdente. Siamo dei perdenti prima di perdere, che è peggio del perdente che perde dopo che si è dato da fare, che si è affaticato, che ha lottato.
Un altro aspetto conviene considerare quando siamo martellati dalle frasi assassine. Dobbiamo considerare il nostro stato generale, “come stiamo” nei momenti in cui vengono a galla queste frasi che uccidono. Siamo troppo stanchi? deboli e senza difese? Quel “qualcuno dentro di noi” che ci vuole male approfitta di questi momenti. E allora sforziamoci di accantonarle e imponiamoci di valutare e decidere quando staremo meglio.

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

diciannove + otto =