Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Sottovalutare l’altro

Non ha importanza ciò che stanno dicendo Federico, Mara e Gregorio. Ci interessa studiare i loro gesti e la loro mimica per capire il significato delle relazioni tra i tre. Sono seduti a un tavolo, di una sala qualsiasi. Si comprende dall’intensità del loro modo di parlare che anche se la situazione è informale stanno approfittando di questo momento per riferire su cose importanti. Che siano argomenti di lavoro lo capiamo dal fatto che mimica e gesti esprimono contenuti informativi ed esplicativi e l’emotività è sotterranea. Ad esempio: se io ho il volto accalorato, se compio gesti frequenti e ampi, se il corpo sussulta continuamente, i contenuti che esprimo sono più di natura emotiva; se invece la mia mimica è rassicurante, i gesti misurati, addirittura precisi come il portare le dita in fronte per sottolineare il richiamo al ragionamento, in questo caso i contenuti che esprimo sono di natura cognitiva, quali appunto informare, descrivere, spiegare.
Federico, Mara e Gregorio stanno parlando di lavoro seduti in una sala, dove non c’è nessun altro. Possiamo permetterci anche l’ipotesi che qualcuno di loro stia convincendo l’altro o gli altri due a fare o comprare qualcosa.
Se li osserviamo meglio e un po’ più a lungo ci convinciamo che Federico e Mara hanno come obiettivo Gregorio, e che Federico ha più potere di Mara. Ce ne accorgiamo perché sono tutti e due protesi verso Gregorio, e parlano a Gregorio più di quanto Gregorio parli a loro due; che Federico e Mara si lanciano occhiate fugaci, ma fermano i loro sguardi su Gregorio; capiamo pure che Federico interrompe Mara, Mara invece non lo interrompe mai; e che Gregorio parla più spesso a Federico ma tiene d’occhio Mara.
In mezzo a questi giochi di sguardi, di mimica e di gesti, noi che osserviamo dietro a uno specchio e li stiamo studiando, ci accorgiamo che Federico a un certo punto guarda Mara aprendo gli occhi, alzando le sopracciglia, si raddrizza e inarca la schiena, in più compie un breve ma energico movimento di testa. Possiamo pure ipotizzare che sia più discreto e tocchi col suo ginocchio quello di Mara, o che spinga il piede a toccarle il suo. E con ciò concludiamo che Federico stia bloccando Mara: non vuole assolutamente che dica ciò che ha iniziato a dire.  Gregorio da parte sua ha afferrato, né sa come e perché, che c’è qualcosa che sta accadendo. Noi dal nostro punto di osservazione vediamo che li guarda tutti e due velocemente. Perché Gregorio è una persona sveglia, attenta, un po’ diffidente, e la diffidenza acuisce le capacità osservative. Così è accaduto che a Gregorio non è sfuggito il sotterfugio messo in atto da Federico, mentre Federico non si è accorto che il suo sotterfugio comunicativo non è servito a nulla, anzi…
Cosa si può dire per spiegare il comportamento di Federico? Che Federico ha sottovalutato Gregorio, la sua capacità di osservare, la sua intelligenza.
Accade spesso a molti di noi. Non mi riferisco ovviamente a situazioni analoghe come questa analizzata, semplicemente voglio dire che abbiamo la tendenza a considerare l’altro meno abile di noi. Comportamenti del tipo: parlare sottovoce, mandarsi segnali convinti che l’altro non se ne accorga, sono dettati dal nostro egocentrismo, dal senso di onnipotenza, e, all’opposto, dalla poca considerazione dell’altro. In sostanza non abbiamo fiducia nelle sue capacità, non gli riconosciamo che può essere più “bravo” di noi o come noi. Sottovalutare l’altro è uno degli errori più gravi che commettiamo.

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